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	<title>Radio delle donne &#187; politica</title>
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	<description>La prima radio podcast femminista italiana, dedicata alla differenza di genere e ai temi dei movimenti delle donne.</description>
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	<managingEditor>info@radiodelledonne.org (Radio delle donne)</managingEditor>
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		<title>Radio delle donne &#187; politica</title>
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		<title>giugno 2001 -Il g8 delle donne- Punto G-Genova Genere Globalizzazione</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni, intrecciando per tre giorni voci di diverse generazioni e provenienze per provare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni, intrecciando per tre giorni voci di diverse generazioni e provenienze per provare a ragionare sulla globalizzazione e sul suo impatto sulle vite delle donne del mondo.</p>
<p>Ecco le voci di alcune di loro, in un evento, Punto G-Genova, genere, globalizzazione, che fu seguito da tutti i media mondiali e purtroppo dimenticato in tutto questi anni dai media italiani e dallo stesso movimento delle donne.</p>
<p>Le voci sono di Monica Lanfranco, Lidia Menapace, Crhista Wichterich, Sandra Gil, Sharifa Bouatta e Lidia Campagnano.<br />
<a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/video-2.jpg" rel="lightbox[1776]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1777" title="video (2)" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/video-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<itunes:subtitle>A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni,</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni, intrecciando per tre giorni voci di diverse generazioni e provenienze per provare a ragionare sulla globalizzazione e sul suo impatto sulle vite delle donne del mondo.

Ecco le voci di alcune di loro, in un evento, Punto G-Genova, genere, globalizzazione, che fu seguito da tutti i media mondiali e purtroppo dimenticato in tutto questi anni dai media italiani e dallo stesso movimento delle donne.

Le voci sono di Monica Lanfranco, Lidia Menapace, Crhista Wichterich, Sandra Gil, Sharifa Bouatta e Lidia Campagnano.
(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/video-2-150x150.jpg)</itunes:summary>
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		<title>Dita di dama: un libro di Chiara Ingrao sugli anni &#8216;70 e non solo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 20:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1.jpg" rel="lightbox[1615]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1619" title="mini-foto-chiara" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1-135x150.jpg" alt="" width="135" height="150" /></a>«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! Digli di no, ho detto io. Rifiutati.»﻿</p>
<p>Ecco l&#8217;incipit del nuovo struggente  e intenso libro <em>Dita di dama</em> di <strong>Chiara Ingrao</strong>, attivista femminista e pacifista, una figura importante nel movimento italiano.<span id="more-1615"></span></p>
<p>Al  sito <a href="http://www.chiaraingrao.it">www.chiaraingrao.it </a>si possono trovare anche i primi capitoli dei suoi numerosi testi.</p>
<p>L&#8217; intervista, realizzata alla presentazione di Genova del libro di <strong>Chiara Ingrao</strong> e del testo <em>Non è un gioco da ragazze, </em>con le tesi di laurea di <span style="text-decoration: underline;"><strong></strong><a href="http://www.ediesseonline.it"><span style="color: #000000;"><strong>Giovanna Cereseto &#8211; Anna Frisone &#8211; Laura Varlese</strong></span></a></span> (Ediesse edizioni) è a cura di <a href="http://www.monicalanfranco.it"><strong>Monica Lanfranco</strong></a>.  Alla fisarmonica <strong>Valentina Genta</strong>.</p>
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		<itunes:subtitle>«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro,</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1-135x150.jpg)«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! Digli di no, ho detto io. Rifiutati.»﻿

Ecco l&#039;incipit del nuovo struggente  e intenso libro Dita di dama di Chiara Ingrao, attivista femminista e pacifista, una figura importante nel movimento italiano.

Al  sito www.chiaraingrao.it  (http://www.chiaraingrao.it)si possono trovare anche i primi capitoli dei suoi numerosi testi.

L&#039; intervista, realizzata alla presentazione di Genova del libro di Chiara Ingrao e del testo Non è un gioco da ragazze, con le tesi di laurea di Giovanna Cereseto - Anna Frisone - Laura Varlese (Ediesse edizioni) è a cura di Monica Lanfranco.  Alla fisarmonica Valentina Genta.</itunes:summary>
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		<title>A Torino, metti un pomeriggio a discutere tra femministe..</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/03/23/a-torino-metti-un-pomeriggio-a-discutere-tra-femministe/</link>
		<comments>http://www.radiodelledonne.org/2010/03/23/a-torino-metti-un-pomeriggio-a-discutere-tra-femministe/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/femministe.jpg" rel="lightbox[1601]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1659" title="femministe" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/femministe-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
A Torino, su invito di <strong>Laura Cima</strong>, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori femminili in chiave femminista. Ecco un riassunto della discussione.</p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle> A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito,</itunes:subtitle>
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A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori femminili in chiave femminista. Ecco un riassunto della discussione.</itunes:summary>
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		<title>FemminilePlurale, un nuovo soggetto di donne a Vicenza</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/01/24/femminileplurale-un-nuovo-soggetto-di-donne-a-vicenza/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale
Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.
di Monica Lanfranco
femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4.jpg" rel="lightbox[1419]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1422" title="logo_rosso_firmato4" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne <a href="http://www.femminileplurale.net">FemminilePlurale</a></p>
<p>Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</p>
<p>di Monica Lanfranco<span id="more-1419"></span></p>
<p>femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.<br />
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.<br />
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.<br />
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.<br />
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.<br />
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.<br />
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.<br />
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.<br />
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.<br />
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.<br />
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale - Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4-150x150.jpg)Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale (http://www.femminileplurale.net)

Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.

di Monica Lanfranco

femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</itunes:summary>
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		<title>Iniziativa femminista europea: chi sono e cosa vogliono le donne di IFE</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/12/01/iniziativa-femminista-europea-chi-sono-cosa-vogliono-le-donne-di-ife/</link>
		<comments>http://www.radiodelledonne.org/2009/12/01/iniziativa-femminista-europea-chi-sono-cosa-vogliono-le-donne-di-ife/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 19:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta”. I versi di Alda Merini, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di IFE (Iniziativa Femminista Europea), che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg" rel="lightbox[857]"><img class="alignleft size-full wp-image-858" title="IFE.FOTO" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg" alt="IFE.FOTO" /></a>“<em>Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta</em>”. I versi di <strong>Alda Merini</strong>, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di <strong>IFE (Iniziativa Femminista Europea)</strong>, <span id="more-857"></span>che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di familismo e celodurismo)  ha visto la luce il <strong>21 marzo 2008</strong>.</p>
<p><strong>IFE  è un’associazione femminista</strong> composta da una <strong>rete internazionale di donne</strong> che si estende in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo.<br />
Nasce in Francia, a Bobigny, nell’atelier “<strong><em>Donne e potere</em></strong>” durante la giornata internazionale delle donne che ha aperto il Forum sociale Europeo di Parigi del 2003.</p>
<p>La dimensione europea e l’approccio politico (ma non partitico) sono dunque i tratti  “originali” di IFE .<br />
IFE vuole credere ad un il femminismo che sappia divenire  una  vera e propria  soggettività politica, in grado  di  esprimere  un punto di vista generale e critico  sul mondo e di aprire contraddizioni e conflitti in tutti i luoghi dove agisce il potere tradizionale.</p>
<p>In Europa e nel mondo si ripete, infatti,  un medesimo schema, che agisce sia nella vita sociale che in quella privata: le donne hanno meno diritti e meno opportunità degli uomini. Una parte consistente del pensiero maschile ha costruito un modello economico, sociale e culturale fondato  sull’ esclusione ed il controllo dell’”altro” da sé.  Da questo punto di vista la dominazione di un sesso sull’altro è universale e non può essere separata da tutte le altre forme di dominazione.<br />
Tutto ciò produce un profondo deficit di democrazia, non solo nei suoi aspetti formali ma anche e soprattutto in quelli sostanziali a partire dall’uguaglianza dei diritti che per le donne non si è mai attuata compiutamente.<br />
Anche la democrazia rappresentativa è in crisi. Il malcontento ed il distacco dalla politica di tante e tanti che non si sentono più rappresentati si orienta, in proporzioni  sempre più preoccupanti, verso l’anti politica o verso movimenti e partiti  che esprimono posizioni autoritarie, misogene, razziste  e antidemocratiche.</p>
<p>In una simile situazione, le gerarchie ecclesiastiche  irrompono sulla scena sociale, politica e culturale riaffermando fondamentalismi religiosi che rimettono in discussione il principio di laicità e il diritto all’autodeterminazione  in particolare delle donne.</p>
<p>Promuovere partecipazione, riaffermare principi laici e democratici, estendere i diritti delle donne sono azioni necessarie e urgenti se non vogliamo rassegnarci all’imbarbarimento dei rapporti umani che potrebbe addirittura trasformarsi in una regressione di civiltà.</p>
<p>Per far questo cerchiamo di  parlare con voce di donna e fare ascoltare la nostra voce; di promuovere la presenza delle donne in tutti i luoghi della vita sociale, economica, politica e culturale; sensibilizzare ed attivare le donne nei differenti paesi per favorire iniziative di mobilitazione collettiva in grado di  difendere ed estendere i diritti delle donne; di lavorare alla costruzione di relazioni sociali e politiche in grado trasformare il potere e la sua gestione; di promuovere l’autoformazione e l’autodeterminazione delle donne  attraverso il Progetto di Educazione Popolare Femminista.</p>
<p>Nel nostro secondo “seminario d’autunno” che abbiamo tenuto lo scorso ottobre per condividere pensieri ed azioni abbiamo convenuto di organizzare una giornata di studi sul lavoro, crisi economica e diritti delle donne e di iniziare un progetto di “educazione popolare” che promuova un pensiero critico sugli stereotipi femminili tornati oggi prepotentemente in auge.</p>
<p>Ci piacerebbe interloquire, discutere, confrontarci, condividere con altre donne anche per tenere aperti il più possibile  spazi di libertà e di democrazia.</p>
<p>Per contatti :<a href="ife.efi.italia@gmail.com"><strong> ife.efi.italia@gmail.com</strong></a></p>
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		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg)“Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta”. I versi di Alda Merini, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di IFE (Iniziativa Femminista Europea), che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di familismo e celodurismo)  ha visto la luce il 21 marzo 2008.

IFE  è un’associazione femminista composta da una rete internazionale di donne che si estende in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Nasce in Francia, a Bobigny, nell’atelier “Donne e potere” durante la giornata internazionale delle donne che ha aperto il Forum sociale Europeo di Parigi del 2003.

La dimensione europea e l’approccio politico (ma non partitico) sono dunque i tratti  “originali” di IFE .
IFE vuole credere ad un il femminismo che sappia divenire  una  vera e propria  soggettività politica, in grado  di  esprimere  un punto di vista generale e critico  sul mondo e di aprire contraddizioni e conflitti in tutti i luoghi dove agisce il potere tradizionale.

In Europa e nel mondo si ripete, infatti,  un medesimo schema, che agisce sia nella vita sociale che in quella privata: le donne hanno meno diritti e meno opportunità degli uomini. Una parte consistente del pensiero maschile ha costruito un modello economico, sociale e culturale fondato  sull’ esclusione ed il controllo dell’”altro” da sé.  Da questo punto di vista la dominazione di un sesso sull’altro è universale e non può essere separata da tutte le altre forme di dominazione.
Tutto ciò produce un profondo deficit di democrazia, non solo nei suoi aspetti formali ma anche e soprattutto in quelli sostanziali a partire dall’uguaglianza dei diritti che per le donne non si è mai attuata compiutamente.
Anche la democrazia rappresentativa è in crisi. Il malcontento ed il distacco dalla politica di tante e tanti che non si sentono più rappresentati si orienta, in proporzioni  sempre più preoccupanti, verso l’anti politica o verso movimenti e partiti  che esprimono posizioni autoritarie, misogene, razziste  e antidemocratiche.

In una simile situazione, le gerarchie ecclesiastiche  irrompono sulla scena sociale, politica e culturale riaffermando fondamentalismi religiosi che rimettono in discussione il principio di laicità e il diritto all’autodeterminazione  in particolare delle donne.

Promuovere partecipazione, riaffermare principi laici e democratici, estendere i diritti delle donne sono azioni necessarie e urgenti se non vogliamo rassegnarci all’imbarbarimento dei rapporti umani che potrebbe addirittura trasformarsi in una regressione di civiltà.

Per far questo cerchiamo di  parlare con voce di donna e fare ascoltare la nostra voce; di promuovere la presenza delle donne in tutti i luoghi della vita sociale, economica, politica e culturale; sensibilizzare ed attivare le donne nei differenti paesi per favorire iniziative di mobilitazione collettiva in grado di  difendere ed estendere i diritti delle donne; di lavorare alla costruzione di relazioni sociali e politiche in grado trasformare il potere e la sua gestione; di promuovere l’autoformazione e l’autodeterminazione delle donne  attraverso il Progetto di Educazione Popolare Femminista.

Nel nostro secondo “seminario d’autunno” che abbiamo tenuto lo scorso ottobre per condividere pensieri ed azioni abbiamo convenuto di organizzare una giornata di studi sul lavoro, crisi economica e diritti delle donne e di iniziare un progetto di “educazione popolare” che promuova un pensiero critico sugli stereotipi femminili tornati oggi prepotentemente in auge.

Ci piacerebbe interloquire, discutere, confrontarci, condividere con altre donne anche per tenere aperti il più possibile  spazi di libertà e di democrazia.

Per contatti : ife.efi.italia@gmail.com</itunes:summary>
		<itunes:author>Radio delle donne</itunes:author>
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		<title>I 15 anni della rivista Marea</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/11/24/i-15-anni-della-rivista-marea/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Le voci dal dibattito organizzato per i 15 anni della rivista Marea, con Lorella Zanardo e altre ospiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-787 alignleft" title="Lorella Zanardo al dibattito sui 15 anni di Marea " src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/11/lorella.jpg" alt="lorella" width="173" height="130" /></p>
<p><strong>La rivista femminista<a href="http://www.mareaonline.it"> Marea</a> </strong>ha festeggiato <strong>i suoi primi 15 anni</strong>, con una <strong>nuova veste grafica, due dibattiti, e la presentazione della prima radio web italiana femminista!</strong> Sembra strano, ma esistono ancora (poche, ma ci sono) riviste fatte da donne che insistono a voler fare informazione, comunicazione e trasmissione di sapere scegliendo uno <strong>sguardo critico femminista</strong>. Lo sappiamo, l’aggettivo ingombra, però racconta semplicemente <strong>l’esercizio di una libertà e di una conoscenza </strong>che viene dalle lotte di emancipazione e liberazione  dei movimenti per i diritti delle donne.</p>
<p><span id="more-779"></span></p>
<p>La rivista Marea, nata a Genova e attiva da 15 anni è uno dei frutti di questa storia.</p>
<p>Per festeggiare l’attività della rivista, e insieme ragionare su quale sia lo ‘stato dell’arte’ del rapporto tra donne e informazione Marea ha dato vista  ad un doppio appuntamento a <strong>Genova, il 29 ottobre 2009</strong>.</p>
<p><a href="../wp-content/uploads/2009/11/il-dibattito.jpg" rel="lightbox[779]"><img class="alignleft" title="il dibattito" src="../wp-content/uploads/2009/11/il-dibattito.jpg" alt="il dibattito" width="202" height="151" /></a>Al mattino dalle 11 alle 13 all’Università di Genova, Facoltà di lingue, Sala della Biblioteca, ospite della docente Lucy Ladikoff studentesse e studenti hanno incontrato Lorella Zanardo, autrice del documentario Il corpo delle donne, e la redazione di Marea.<br />
Al pomeriggio, alla Sala di Rappresentanza del Comune a Palazzo Tursi dalle 17<br />
le giornaliste Lorella Zanardo e Ritanna Armeni, Marieme Helie Lucas del <a href="http://www.wluml.org">WLUML</a>, Dounia Ettaib, dell’associazione Dari, Rosangela Pesenti, ricercatrice e Francesca Sutti webmistress hanno dibattuto su: <strong><em>“Dalla velina alle veline: donne nei media tra informazione e invisibilità”</em></strong>.</p>
<p>Ecco un reportage dall&#8217;evento e un articolo di Ritanna Armeni</p>
<h3><em>Una battaglia monca</em><br />
di Ritanna Armeni</h3>
<p>Ho cercato invano fra le decine e decine di articoli sulla libertà di stampa una parola che riguardasse le donne. Ho cercato fra i volti e gli slogan della manifestazione di sabato qualcosa che ricordasse la impossibilità di costruire una stampa libera se essa esclude la presenza femminile. Ho sperato che qualcuno protestasse contro lo scempio del corpo delle donne a cui  negli ultimi tempi i giornali e i canali televisivi hanno dedicato con dovizia di particolari un’attenzione pruriginosa. Ho pensato – sbagliando – che fra i tanti numeri  che venivano portati a sostegno della tesi sui pericoli che oggi corre la libera informazione ci fossero anche quelli riguardanti  le donne giornaliste, la loro collocazione, il loro ruolo.</p>
<p>Non ho trovato nulla di tutto questo e allora mi sono domandata: la battaglia per la libertà di stampa, la lotta politica perchè essa esista effettivamente, e non solo all’interno di una pur legittima campagna antigovernativa, può prescindere da una riflessione e da un conflitto per una diversa presenza delle donne nel mondo dell’informazione? Un dubbio ed una domanda simile l’ho trovata solo in un articolo di Letizia Paolozzi che nota sul sito Donnealtri come in nome di “un antiberlusconismo primario” “questa libertà di stampa non sembra avere grande interesse per il sesso femminile”.</p>
<p>Per quanto mi riguarda dichiaro subito di non credere in alcuna battaglia per la libera informazione che prescinda dal modo in cui viene trattata l’immagine femminile e dalla presenza e dalla collocazione della giornaliste nella carta stampata e nella Tv pubblica e commerciale.<br />
Le due cose sono strettamente intrecciate. Una maggiore e più qualificata presenza femminile avrebbe maggiori possibilità (niente è automatico) di impedire lo scempio che viene fatto oggi dell’immagine delle donne. Una battaglia vera su come tv e giornali presentano “il secondo sesso” agevolerebbe una presenza femminile diversa da quella  presente nelle televisioni che segue spesso (ovviamente non sempre) gli stereotipi patinati della giovinezza,  bellezza e della malizia, insomma della «donna dello spettacolo», che poco ha a che fare col giornalismo.</p>
<p>Oggi alla Rai su un numero di direttori e vicedirettori di rete e di testata che si avvicina a cinquanta le donne sono solo tre: Maria Pia Ammirati, Susanna Petruni e Bianca Berlinguer. Possibile che fra le decine di giornaliste del servizio pubblico non ci sia nessun altra che possa coprire un ruolo dirigente? Oppure dobbiamo ammettere che siamo di fronte ad una limitazione, ad un  veto non detto, ad una misoginia tanto profonda quanto inconfessata  che limita la libertà delle donne e di cui la battaglia per la libertà di stampa non si fa assolutamente carico?<br />
Ed è possibile che un grande quotidiano,  quello che è stato in prima fila nella  battaglia per la libertà, la Repubblica, non si renda conto che non solo nel gruppo dirigente del quotidiano, ma fra i commentatori e gli editorialisti la presenza femminile è così esigua che &#8211; pure di grande qualità &#8211; scompare nel grande mare dei commenti e degli editoriali  maschili. Così come non se ne rende conto l’altro grande giornale della borghesia italiana il Corriere della sera il cui decoro terzista e moderato rimane implacabilmente in mano agli uomini.</p>
<p>Ma non serve un lungo elenco. Non serve denunciare i dati dei canali Mediaset o degli altri quotidiani nazionali e locali. Dovunque si osservi e si indaghi nei giornali e nelle tv la libertà di stampa ha questa limite invalicabile e profondo di cui gli stessi protagonisti della battaglia per la libera informazione non si rendono conto, anzi ignorano e, spesso, lo fanno  con sufficienza e prosopopea.</p>
<p>Così come tutti – anche in questo caso le poche eccezioni confermano la regola – danno la stessa rappresentazione delle donne.  Anche coloro che si ergono a difensori della morale, della cultura, della realtà sociale contro i miti e le illusioni indotti dal burlusconismo non si  sottraggono  agli stereotipi, non usano uno sguardo diverso nei confronti delle donne. Nei giornali di questi mesi immersi,  negli scandali del premier  abbiamo trovato lo stesso compiacimento nella descrizione dei corpi delle veline, negli aggettivi usati per le escort e anche nella implicita contrapposizione a donne virtuose, madri di famiglie, ragazze studiose e per bene. Linguaggi impudichi, descrizioni compiacenti, il corpo femminile privato di dignità dalle note vicende del premier, tale e rimasto nella mancanza di rispetto con cui è stato osservato e trattato dai difensori della libertà di stampa.</p>
<p>Si poteva fare diversamente? Sì si poteva.  Ma ci sarebbe voluto un coraggio e un interesse femminile e partecipato per capire e raccontare il mondo di quelle giovani ragazze definite veline che cercano un affermazione e un lavoro. Per indagare su quelle donne che non si chiamano più prostitute, ma escort. E sul rapporto fra queste figure femminili e un mondo maschile non solo berlusconiano, nello stesso tempo forte prepotente, ma  dipendente da una sessualità incapace di prescindere dal potere. Sì, si poteva, ma nessuno si è posto il problema. E la battaglia per la libertà di stampa oggi si presenta monca, privata almeno della metà della sua efficacia. E francamente molto meno credibile.</p>
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		<itunes:subtitle>Le voci dal dibattito organizzato per i 15 anni della rivista Marea, con Lorella Zanardo e altre ospiti.</itunes:subtitle>
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La rivista femminista Marea (http://www.mareaonline.it) ha festeggiato i suoi primi 15 anni, con una nuova veste grafica, due dibattiti, e la presentazione della prima radio web italiana femminista! Sembra strano, ma esistono ancora (poche, ma ci sono) riviste fatte da donne che insistono a voler fare informazione, comunicazione e trasmissione di sapere scegliendo uno sguardo critico femminista. Lo sappiamo, l’aggettivo ingombra, però racconta semplicemente l’esercizio di una libertà e di una conoscenza che viene dalle lotte di emancipazione e liberazione  dei movimenti per i diritti delle donne.



La rivista Marea, nata a Genova e attiva da 15 anni è uno dei frutti di questa storia.

Per festeggiare l’attività della rivista, e insieme ragionare su quale sia lo ‘stato dell’arte’ del rapporto tra donne e informazione Marea ha dato vista  ad un doppio appuntamento a Genova, il 29 ottobre 2009.

(../wp-content/uploads/2009/11/il-dibattito.jpg)Al mattino dalle 11 alle 13 all’Università di Genova, Facoltà di lingue, Sala della Biblioteca, ospite della docente Lucy Ladikoff studentesse e studenti hanno incontrato Lorella Zanardo, autrice del documentario Il corpo delle donne, e la redazione di Marea.
Al pomeriggio, alla Sala di Rappresentanza del Comune a Palazzo Tursi dalle 17
le giornaliste Lorella Zanardo e Ritanna Armeni, Marieme Helie Lucas del WLUML (http://www.wluml.org), Dounia Ettaib, dell’associazione Dari, Rosangela Pesenti, ricercatrice e Francesca Sutti webmistress hanno dibattuto su: “Dalla velina alle veline: donne nei media tra informazione e invisibilità”.

Ecco un reportage dall&#039;evento e un articolo di Ritanna Armeni
Una battaglia monca
di Ritanna Armeni
Ho cercato invano fra le decine e decine di articoli sulla libertà di stampa una parola che riguardasse le donne. Ho cercato fra i volti e gli slogan della manifestazione di sabato qualcosa che ricordasse la impossibilità di costruire una stampa libera se essa esclude la presenza femminile. Ho sperato che qualcuno protestasse contro lo scempio del corpo delle donne a cui  negli ultimi tempi i giornali e i canali televisivi hanno dedicato con dovizia di particolari un’attenzione pruriginosa. Ho pensato – sbagliando – che fra i tanti numeri  che venivano portati a sostegno della tesi sui pericoli che oggi corre la libera informazione ci fossero anche quelli riguardanti  le donne giornaliste, la loro collocazione, il loro ruolo.

Non ho trovato nulla di tutto questo e allora mi sono domandata: la battaglia per la libertà di stampa, la lotta politica perchè essa esista effettivamente, e non solo all’interno di una pur legittima campagna antigovernativa, può prescindere da una riflessione e da un conflitto per una diversa presenza delle donne nel mondo dell’informazione? Un dubbio ed una domanda simile l’ho trovata solo in un articolo di Letizia Paolozzi che nota sul sito Donnealtri come in nome di “un antiberlusconismo primario” “questa libertà di stampa non sembra avere grande interesse per il sesso femminile”.

Per quanto mi riguarda dichiaro subito di non credere in alcuna battaglia per la libera informazione che prescinda dal modo in cui viene trattata l’immagine femminile e dalla presenza e dalla collocazione della giornaliste nella carta stampata e nella Tv pubblica e commerciale.
Le due cose sono strettamente intrecciate. Una maggiore e più qualificata presenza femminile avrebbe maggiori possibilità (niente è automatico) di impedire lo scempio che viene fatto oggi dell’immagine delle donne. Una battaglia vera su come tv e giornali presentano “il secondo sesso” agevolerebbe una presenza femminile diversa da quella  presente nelle televisioni che segue spesso (ovviamente non sempre) gli stereotipi patinati della giovinezza,  bellezza e della malizia, insomma della «donna dello spettacolo», che poco ha a che fare col giornalismo.

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		<itunes:author>Radio delle donne</itunes:author>
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		<title>Donne da presidio &#8211; voci dal presidio delle donne No Dal Molin</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/08/04/donne-da-presidio-voci-dal-presidio-delle-donne-no-dal-molin/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le voci delle attiviste del movimento No Dal Molin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appunti dal Presidio</p>
<p>di Irene Rigon</p>
<p>Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.<br />
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.<br />
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.<br />
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema, si fanno le pesche, i tornei di briscola, le cene a tema e tantissime altre attività” dice Nicoletta.<br />
In questi quindici mesi sono state invitate e sono passate da qui molte persone provenienti da altre parti della città, da tutta Italia, dal mondo e ciascuna ha lasciato qualcosa di sè e della propria cultura. Una foto, un manifesto, un oggetto che testimonia quanta energia il presidio è riuscito a raccogliere e a convogliare verso  un medesimo fine.<br />
E questo medesimo scopo ha unito le persone con un filo indistruttibile che ha tessuto relazioni preziose. Racconta Pinuccia: “Stai male se non vieni in presidio. Una parte di noi è qua anche quando non ci siamo, perché qui sono le altre. Ci potremmo definire una famiglia allargata anche perché al presidio si riproducono i meccanismi familiari. Di scontro, come quando arriviamo alla mattina e troviamo che chi ha fatto il turno di notte ha lasciato sporco e disordine…” “…ma anche di crescita” aggiunge Antonella, “come quando i ragazzi del gruppo dei disobbedienti che fino a qualche mese fa non ci salutavano nemmeno, adesso vengono a chiederci consigli e riconoscono di aver imparato a controllarsi e a non opporsi a tutto senza possibilità di mediazioni.”  Pinuccia prosegue: “Mi sento una privilegiata a vivere questa esperienza. Dal punto di vista umano è stata una cosa grandiosa, una crescita per noi”. E con un po’ di amarezza Maria aggiunge: “e d’altra parte purtroppo ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti di amicizia con le persone che non hanno condiviso questa realtà perché non vivendo in questo posto non riescono a comprendere la nostra dedizione”.<br />
Luisa Muraro è stata tra le prime a sostenere il movimento con la parola e, invitata a una riunione delle donne il lunedì sera, individua nell’agire del gruppo donne una politica trasversale, “la qualità dei rapporti è il segno della politica delle donne; i legami che si instaurano, il capirsi, il superare la negatività, la relazione donna con donna: un rapporto che non è solo collettivo ma anche io e tu. Se si vive in un ambiente favorevole si tira fuori il meglio delle persone e diventa una ricchezza per me”.<br />
“Certo che anche tra noi ci sono incomprensioni e disaccordi, ma da quando il gruppo si è costituito nessuna se ne è andata, nonostante le divergenze. Anzi, il gruppo è in continua espansione” afferma soddisfatta Paola.<br />
“È una sensazione fisica quella che mi lega al presidio. La terra è stata violata, sporcata dalla base. È come se si portassero via un pezzo di me stessa” dice Pinuccia. E aggiunge: “Questa lotta mi ha fatto capire come potrebbe essere diversa una città senza basi, prima non ci avevo mai pensato”.</p>
<p>P.S. Un ringraziamento di cuore a tutte le donne del presidio e in particolar modo ad Antonella Cunico, Pinuccia Felici, Nicoletta Dal  Martello, Paola Ziche, Paolo Manfredotti, Bepi Bertoncin, Maria e Nora</p>
<p>LINK CONSIGLIATI:</p>
<p><a title="il sito del movimento contro la base militare a Vicenza" href="http://www.nodalmolin.it">www.nodalmolin.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle>Le voci delle attiviste del movimento No Dal Molin</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Appunti dal Presidio

di Irene Rigon

Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema,</itunes:summary>
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		<title>Cittadinanza di genere. Rossana Piredda</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:48:20 +0000</pubDate>
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		<title>Cittadinanza di genere. Ika</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:39:37 +0000</pubDate>
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		<title>Cittadinanza di genere. Beatrice Monroy</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 17:28:12 +0000</pubDate>
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