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	<title>Radio delle donne &#187; cittadinanza</title>
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		<title>Radio delle donne &#187; cittadinanza</title>
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		<title>Rinasce il Coordinamento donne della Uisp</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 18:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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Di Monica Lanfranco
25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.
Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive.jpg" rel="lightbox[1726]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1729" title="mosaico.donnesportive" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Di Monica Lanfranco</strong></p>
<p>25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.</p>
<p>Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile nel mondo sportivo a genere di serie B.</p>
<p>La Carta fu recepita dal parlamento europeo nel 1986. La potete leggere nella pagina successiva.</p>
<p>La Carta costituì un punto di svolta molto significativo non solo per l&#8217;associazionismo sportivo, ma per l&#8217;intero movimento delle donne. Oggi, a 25 anni di distanza, e di certo in un momento storico, culturale e politico meno felice, una trentina di dirigenti della Uisp fa rinascere il Coordinamento. Ecco alcune delle loro voci.</p>
<p><a href="http://percorsididonne.uisp.it/">http://percorsididonne.uisp.it/</a></p>
<p><strong><span id="more-1726"></span>Ecco il testo della Carta dei diritti delle donne nello sport del 1985</strong></p>
<p><strong>1)La diversità morfologica, funzionale, attitudinale, psicologica della donne è un valore che rivendichiamo come un valore originale e primario, determinata ai fini di una produzione ed una pratica e soprattutto di una cultura propria, che si fonda sulla conoscenza , il possesso, l&#8217;uso del corpo da parte delle donne.</strong></p>
<p><strong>2)Diritto alla pratica della diversità</strong></p>
<p><strong>Chiediamo che si studi, si approfondisca, si produca sulla base della conoscenza profonda del soggetto donna in modo originale e fuori da ogni logica di parametrazione.</strong></p>
<p><strong>3) diritto alla integrità fisica e al rispetto della diversità.</strong></p>
<p><strong>Denunciamo ogni forma di manipolazione o alterazione morfologica e psicologica che venga praticata sulle atlete individuando in ciò una vera a propria forma di violenza verso le donne.</strong></p>
<p><strong>4) Diritto alle pari opportunità</strong></p>
<p><strong>a) rivendichiamo la cancellazione di tutte le norme presenti negli statuti federali e in ogni associazione sposrttia che discriminano el prestazione femminili.</strong></p>
<p><strong>b) rivendichiamo il diritto costituzionale alla libera scelta di associazione e pratica in qualunque tipo di disciplina sportiva.</strong></p>
<p><strong>c) rivendichiamo il diritto anche esso costituzionale delle donne all&#8217;accesso in ogni tipo di carriera e carica sia tecnica che dirigenziale all &#8216;interno delle organizzazioni sportive; rivendichiamo una diversa distribuzione e uso delle risorse economiche, soprattutto quelle gestite direttamente dalle strutture istituzionali e federali.</strong></p>
<p><strong>Chediamo inoltre una immediata verifica sui bilanci relativi alle rappresentative nazionali.</strong></p>
<p><strong>5)Diritto alla informazione</strong></p>
<p><strong>Denunciamo l&#8217;assoluta assenza di attenzione, da parte degli organi di stampa, ma soprattutto, degli organi pubblici di informazione, verso lo sport femminile, di cui, a tutt&#8217;oggi viene resa nota una parte infinitesimale ed anche, spesso, in modo distorto e folkoristico.</strong></p>
<p><strong>6) Rivendichiamo il diritto a porre ognuno di questi punti come prioritari anche nelle strutture sportive internazionali come il Cio e chiediamo su questo il sostegno delle donne del Parlamento Europeo.</strong></p>
<p><strong>Riteniamo fondamentale che le donne che vivono in prima persona questa situazione non deleghino agli stessi organi che le hanno fin ora discriminate, le decisioni su  questa materia. Chediamo pertanto che:</strong></p>
<p><strong>a) si istituiscano presso le federazioni e il Coni forme di rappresentanza diretta femminile di atlete, tecniche,dirigenti che elaborino proposte sulle nodifiche e le innovazioni necessarie ad un deciso cambio di rotta.</strong></p>
<p><strong>b)all&#8217;interno del programma legislativo di riforma dello sport sia prevista una commissione di inchiesta sulla pratica sportiva femminile che verifichi l&#8217;effettivo diritto alle pari opportunità nell&#8217;osservanza del principio costituzionale dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini.</strong></p>
<p><strong>su questa Carta chiediamo il sostegno e l&#8217;adesione non solo delle donne praticanti sport a qualsiasi livello ma di tutte le donne presenti nelle associazioni di massa, nei partiti, nel parlamento, a cui chiediamo in primo luogo di confrontarsi con noi su un terreno nuovo e non semplice per le donne, ma sulle cui storture non è più possibile tacere,</strong></p>
<p><strong>Coordinamento nazionale donne Uisp 1985</strong></p>
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		<itunes:subtitle> - Di Monica Lanfranco - 25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp. - Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donn...</itunes:subtitle>
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Di Monica Lanfranco

25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.

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		<title>Una strada particolare: voci da Via Padova, Milano</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/06/19/una-strada-particolare-voci-da-via-padova-milano/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 14:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un laboratorio pieno di futuro
di Elisabetta Ranieri
Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.
Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Un laboratorio pieno di futuro</strong></div>
<div><strong>di Elisabetta Ranieri</strong></div>
<div>Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.</div>
<div id="_mcePaste">Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio scorso, quando una rissa tra bande giovanili è finita con l’uccisione di un egiziano diciannovenne. Subito dopo, la rivolta: gli amici del ragazzo scendono in strada armati di spranghe e distruggono macchine e vetrine dei negozi…una Milano simile al far west e una via Padova accusata di essere una via pericolosa perché piena di immigrati.<span id="more-1712"></span></div>
<div id="_mcePaste">Eppure dietro le insegne dei negozi cinesi o africani, si nascondo storie bellissime, storie di un integrazione riuscita, un integrazione felice, storie di stranieri si, ma stranieri realizzati che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani.</div>
<div id="_mcePaste">E se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha pensato bene di militarizzare questa via e di mettere misure severe come quella del coprifuoco c’è chi invece pensa che una via così multietnica come via Padova meriti di essere valorizzata e non messa a tacere o nascosta.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco allora mobilitarsi oltre 70 associazioni per dare vita ad un due giorni di festa, una festa in cui questo lato oscuro di Milano prende luce e si mostra a tutti così com’è: colorata, allegra, etnica.</div>
<div id="_mcePaste">I problemi certo ci sono. Ci sono ancora quelli che non accettano questa integrazione e che etichettano l’immigrato come sporco e spacciatore, ci sono ancora i quartieri interni alla via sovraffollati, con appartamenti occupati da più di dieci persone – stranieri per lo più e per giunta molto poveri &#8211; , ci sono ancora i problemi legati allo spaccio e  ci sono adesso anche  i problemi legati alla militarizzazione e al coprifuoco, misure che non fanno altro che aumentare la sensazione di disagio e paura invece di ‘riportare’ l’ordine e la disciplina.</div>
<div id="_mcePaste">Questa festa è stato un inizio, un inizio a qualcosa di diverso, una risposta concreta ed opposta ad una via che usa invece metodi coercitivi per risolvere il vero nocciolo di tutta la questione: ‘l’immigrato’.</div>
<div id="_mcePaste">E forse, camminando lungo Via Padova serenamente e lasciandosi avvolgere dagli odori e dalle storie di questo strano mondo a se stante ci si può davvero rendere conto che in fondo ‘Via Padova è meglio di Milano’.</div>
<p>eco il link per saperne di più sulla strada : <a href="http://www.meglioviapadova.org/">www.meglioviapadova.org/</a><br />
<a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138.jpg" rel="lightbox[1712]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1714" title="via_padova_138" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<itunes:subtitle>Un laboratorio pieno di futuro di Elisabetta Ranieri Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Un laboratorio pieno di futuro
di Elisabetta Ranieri
Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.
Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio scorso, quando una rissa tra bande giovanili è finita con l’uccisione di un egiziano diciannovenne. Subito dopo, la rivolta: gli amici del ragazzo scendono in strada armati di spranghe e distruggono macchine e vetrine dei negozi…una Milano simile al far west e una via Padova accusata di essere una via pericolosa perché piena di immigrati.
Eppure dietro le insegne dei negozi cinesi o africani, si nascondo storie bellissime, storie di un integrazione riuscita, un integrazione felice, storie di stranieri si, ma stranieri realizzati che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani.
E se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha pensato bene di militarizzare questa via e di mettere misure severe come quella del coprifuoco c’è chi invece pensa che una via così multietnica come via Padova meriti di essere valorizzata e non messa a tacere o nascosta.
Ecco allora mobilitarsi oltre 70 associazioni per dare vita ad un due giorni di festa, una festa in cui questo lato oscuro di Milano prende luce e si mostra a tutti così com’è: colorata, allegra, etnica.
I problemi certo ci sono. Ci sono ancora quelli che non accettano questa integrazione e che etichettano l’immigrato come sporco e spacciatore, ci sono ancora i quartieri interni alla via sovraffollati, con appartamenti occupati da più di dieci persone – stranieri per lo più e per giunta molto poveri - , ci sono ancora i problemi legati allo spaccio e  ci sono adesso anche  i problemi legati alla militarizzazione e al coprifuoco, misure che non fanno altro che aumentare la sensazione di disagio e paura invece di ‘riportare’ l’ordine e la disciplina.
Questa festa è stato un inizio, un inizio a qualcosa di diverso, una risposta concreta ed opposta ad una via che usa invece metodi coercitivi per risolvere il vero nocciolo di tutta la questione: ‘l’immigrato’.
E forse, camminando lungo Via Padova serenamente e lasciandosi avvolgere dagli odori e dalle storie di questo strano mondo a se stante ci si può davvero rendere conto che in fondo ‘Via Padova è meglio di Milano’.
eco il link per saperne di più sulla strada : www.meglioviapadova.org/ (http://www.meglioviapadova.org/)
(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138-150x150.jpg)</itunes:summary>
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		<title>La Resistenza cantata &#8211; voci di donne contro le guerre</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/05/17/la-resistenza-cantata-voci-di-donne-contro-le-guerre/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.
Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#8217;era l&#8217;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.
Voci raccolte da Valentina Genta.
www.anpi.it
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300.jpg" rel="lightbox[1686]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1688" title="anpi-195x300" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo spettacolo si chiama <em>Voci, donne e canti della Resistenza,<span style="font-style: normal;"> ed è a cura del</span></em> Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.</p>
<p>Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#8217;era l&#8217;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.</p>
<p>Voci raccolte da Valentina Genta.</p>
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		<itunes:subtitle>Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier. - Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#039;era l&#039;importanza non solo di n...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300-150x150.jpg)Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.

Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#039;era l&#039;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.

Voci raccolte da Valentina Genta.

www.anpi.it (http://www.anpi.it)</itunes:summary>
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		<title>Il corpo indocile di Salvatore Usai-la voce di un malato di SLA</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/03/17/il-corpo-indocile-di-salvatore-usai-la-voce-di-un-malato-di-sla/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La voce metallica che ci arriva grazie all&#8217;uso di un computer è quella di un malato di Sla: si chiama Salvatore Usala. Durante la presentazione del numero speciale di Marea dedicato al corpo indocile Salvatore ha fatto questo intervento, che pubblichiamo sul sito perchè è una coraggiosa denuncia della situazione della sanità pubblica in Italia.
www.aisla.it/
Buonasera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/usala.jpeg" rel="lightbox[1572]"><img class="alignleft size-full wp-image-1574" title="usala" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/usala.jpeg" alt="" width="119" height="119" /></a>La voce metallica che ci arriva grazie all&#8217;uso di un computer è quella di un malato di Sla: si chiama Salvatore Usala. Durante la presentazione del numero speciale di <strong>Marea </strong>dedicato al corpo indocile Salvatore ha fatto questo intervento, che pubblichiamo sul sito perchè è una coraggiosa denuncia della situazione della sanità pubblica in Italia.<a href="http://www.aisla.it/"><cite></cite></a></p>
<p><a href="http://www.aisla.it/"><cite>www.ai<strong>sla</strong>.it/</cite></a></p>
<p><span id="more-1572"></span>Buonasera compagne e compagni, spero che non mi denuncino per aver usato un saluto ormai riservato a pochi intimi, sono Salvatore Usala, malato  affetto da sclerosi laterale amiotrofica da circa 6 anni, nonostante viva con un respiratore collegato 24 ore e mi alimenti artificialmente tramite PEG, ho ancora voglia di dire e dare tanto, sono sempre stato un rompiballe e ancora questa innata indole è rimasta ed oggi voglio contribuire ad alimentare questa fama conquistata nel tempo con fatica pur rimanendo sempre positivo e propositivo.<br />
In questi ultimi anni si è tanto parlato di testamento biologico, non è mai stato un tema molto sentito ma certi episodi eclatanti di casi oramai famosi hanno portato il dibattito nazionale e politico su livelli di scontro tra diverse filosofie di pensiero, le morti di Welby e Nuvoli ed in particolare di Eluana Englaro hanno fatto lievitare il dibattito e conseguente scontro fra diverse posizioni etiche contraddistinte anche da diverse convinzioni politiche e religiose.<br />
Purtroppo in Italia, pur essendo uno stato laico, si hanno ingerenze non dovute da parte della chiesa cattolica con la conseguenza che una buona parte di parlamentari appoggiano le scelte per mero opportunismo elettoralistico incuranti del mandato popolare che dovrebbe invogliare alla emanazioni di leggi che siano funzionali alla nostra costituzione.<br />
Prendo spunto dal testo approvato al senato che prevede un potenziamento dell&#8217;assistenza per pazienti in stato neurovegetativo, chiaramente ci vuole l&#8217;accordo della conferenza permanente stato regioni e quindi essere recepita dalle regioni stesse.<br />
Qualche mese fà, quando si stava procedendo all&#8217;esecuzione della sentenza per Eluana Englaro, al fine di interrompere i trattamenti che la tenevano in vita, i governo voleva approvare una legge lampo per salvargli la vita, la morte precoce della sfortunata ha comunque interrotto la procedura.<br />
Noi sappiamo che la realtà è un&#8217;altra, la conferenza stato regioni è più di un anno che discute dell&#8217;approvazione dei livelli minimi di assistenza, si discute sulla vita e la morte di tanti che muoiono nel silenzio assordante delle istituzioni non avendo nessun palcoscenico privilegiato.<br />
L&#8217;assistenza in Italia dei pazienti SLA, e neuromuscolari in genere, è vergognosa, a parte esempi virtuosi comunque limitati a poche ASL c&#8217;è un abbandono ingiustificabile ed in molti casi totale, le famiglie ed i malati sono lasciate in balia degli eventi, in molti casi c&#8217;è una rovina economica e sociale, solo alcuni che hanno possibilità economiche riescono a sopravvivere decorosamente, per gli altri c&#8217;è solo sofferenza ed isolamento.<br />
Quando si parla di testamento biologico si vorrebbe legiferare una libera scelta, ma come si può scegliere se manca l&#8217;essenziale supporto dello stato stabilito dalla costituzione disattesa e calpestata.<br />
Questi anni sono morti tanti malati con la SLA, quasi tutti perchè hanno rifiutato la tracheostomia, il rifiuto ha molteplici ragioni e sarebbe ingeneroso banalizzare ed omologare decisioni così drastiche e letali, comunque le scelte hanno un denominatore comune, la consapevolezza di doversi affidare totalmente alla famiglia ed amici perchè lo stato e quasi sempre poco presente.<br />
Ci sono due morti dello scorso anno emblematiche e tristi che voglio citare, Maria 50 anni e Margherita 34, queste due donne avevano una cosa in comune, mancanza della famiglia ed un compagno che le accudiva, ebbene hanno scelto la morte rinunciando alla tracheostomia per amore, hanno scelto la felicità del loro amore o come lo definiva Margherita, la luce dei miei occhi.<br />
Con Margherita avevo una fitta corrispondenza, ero arrivato al punto da offrirle ospitalità a casa mia, lei era sorpresa e perplessa, tutto si è interrotto bruscamente per una crisi respiratoria che senza tracheostomia non ha dato scampo.<br />
Ho scritto da poco al ministro Fazio una lettera aperta dura ma propositiva, realista e concreta, li accuso di corresponsabilità nella morte di tanti malati, oserei dire che sono morti annunciate, tutti loro sanno ma non agiscono perchè i riflettori non illuminano la scena, ho anche fatto richieste dettagliate e precise, un percorso assistenziale meticoloso con numeri e costi, un progetto formativo con contenuti e spese, abbiamo ricevuto solo promesse ed impegni regolarmente disattesi.<br />
Non pretendo di avere un&#8217;importanza particolare come persona e malato, ho comunque diritto per me e per i malati a risposte reali, l&#8217;ipocrisia dilagante che esiste a livello decisionale del potere è ecclatante, si voleva salvare Eluana che era assente da 15 anni e si fà morire pazienti comunicativi, con sentimenti, che hanno relazioni sociali ed una mente sveglia e lucida.<br />
Eluana aveva un&#8217;assistenza totale, noi vogliamo un trattamento equo, non chiediamo costi proibitivi paragonati ai 1700 euro di un giorno di reparto di rianimazione, vogliamo però una persona a fianco preparata che consenta ai nostri cari una vita degna ed a noi una vita decorosa.<br />
Molti mi conoscono e sanno che ho una assistenza buona paragonata al panorama squallido che c&#8217;è in Italia, ma io mi chiedo, quanto resisterà mia moglie prima di crollare, per notti insonni, per mancanza di libertà, per dover rinunciare a quasi tutto, per dover discutere di sondini e pappe pronte invece che passare un giorno al mare, lasciandomi in custodia con tranquillità<br />
Potrei andare in una RSA e finire come un pollo in batteria, ma è una scelta che il mio amore non accetterà mai, io dico datemi quello che spendete in questi centri o il 15 per cento delle spese che avreste con ricovero in terapia intensiva, assumerei altri assistenti che badino a me lasciando una certa libertà alla famiglia, non sono pretese assurde, sono dei diritti costituzionali disattesi.<br />
Oggi concludo questo mio contributo con una dichiarazione del cosa farò per svegliare dal torpore e lassismo decisionale che impera in questo stato settima potenza mondiale, considerato che nulla si smuove se non si fà clamore ho deciso che dal giorno darò inizio con tanti compagni di malattia alla campagna di lotte di primavera, abbiamo preparato un documento che verrà sottoscritto da tanti compagni di viaggio.<br />
Il documento è duro ma rappresenta la realtà dei malati gravi italiani, verrà diffuso e pubblicizzato a tutti i livelli, giornali, TV, ambienti politici e sindacali, il documento è il seguente:</p>
<p>I MALATI SLA SONO STANCHI LO STATO CI VUOLE TUTTI MORTI.<br />
Un anno dopo si parla ancora di Eluana Englaro con ipocrisia, il Ministro Sacconi  commemora l&#8217;anniversario, certi giornalisti battono ancora i pugni sull&#8217;assassinio presunto, Berlusconi dice che avrebbe voluto fare di più per salvarla. Pronti a non riconoscere il diritto di morire, ma altrettanto pronti a non riconoscere il diritto di vivere, NOI MALATI DI SLA, IN PIENO POSSESSO DELLE NOSTRE FACOLTA’ MENTALI, VOGLIAMO VIVERE. Chiediamo al Ministro Sacconi cosa fa per evitare che i malati di SLA muoiano prematuramente perchè non hanno una assistenza adeguata, cosa fa il governo per la ricerca di una cura, cosa fanno governo, regioni e comuni per impedire la rovina delle famiglie, cosa fanno certi giornalisti per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica che la colpa dell&#8217;abbandono è della nostra cara classe dirigente.<br />
Siamo stufi di queste sceneggiate che esaltano casi singoli e nascondono i veri problemi, tutto il Governo è complice di omicidi premeditati e consapevoli, tutti sanno ma non agiscono, tutti vorrebbero, promettono, prendono impegni e regolarmente dimenticano lasciando una scia di cadaveri tra  rovina e disperazione delle famiglie.<br />
Noi malati di SLA siamo condannati doppiamente, prima dalla malattia e dopo da uno stato che non rispetta la costituzione, vediamo morire compagni di malattia che non fanno la tracheostomia, che può salvarli, per non pesare sui loro cari o non vogliono finire in una RSA , spesso più  lager che  centro assistenziale.<br />
ABBIAMO BISOGNO DI PROVVEDIMENTI IMMEDIATI, LA SLA NON ASPETTA.<br />
Uno stato incivile ed ipocrita sceglie l’EUTANASIA per noi, che invece vogliamo vivere, non ufficiale, ma  OCCULTA E PIANIFICATA perchè il bilancio dello stato richiede l&#8217;eliminazione dei pesi morti inutili, quindi di noi o se ne fanno carico le famiglie o è morte certa, anzi agonia lenta che coinvolge tutta la famiglia.<br />
Noi malati di SLA non possiamo permetterci di trascinare nella disperazione e rovina i nostri cari, abbiamo bisogno di un&#8217;assistenza degna di una sanità civile, vogliamo una media di 12 ore di presenza, che variano a seconda dell&#8217;ingravescenza sino a 24 ore nei casi più gravi, vogliamo un finanziamento diretto adeguato alle necessità.<br />
Se l&#8217;Italia non può permettersi di assisterci deve essere coerente, il governo decida e ci pratichi per coerenza una EUTANASIA ANTICIPATA, se il problema è una questione di bilancio perchè spendere soldi in apparecchi, ausili, pensioni, abbiate il coraggio di eliminarci, il risultato è lo stesso con l&#8217;aggravante che rovinate famiglie intere, tutto in assoluto silenzio ed omertà.<br />
NOI MALATI SLA ABBIAMO DECISO CHE NON ASPETTIAMO PIÙ, SE NON CI ASSICURATE OGGI che da domani avremo quello che è vostro dovere dare e nostro diritto chiedere per una vita dignitosa e per salvaguardare le nostre famiglie , andremo in massa in altri stati europei, chiederemo l&#8217;EUTANASIA e metteremo in piazza mondiale la verità.<br />
L&#8217;ITALIA E&#8217; UNO STATO INCIVILE ED IPOCRITA CHE ATTUA IN MANIERA OCCULTA L&#8217;EUTANASIA DEI MALATI GRAVI.</p>
<p>Questa iniziativa è solo l&#8217;inizio, il 12 e 13 marzo avremo a Firenze il secondo raduno dei malati e famigliari SLA, sarà un convegno per conoscere tanti amici virtuali, ci saranno baci, abbracci, lacrime e sopratutto una grande voglia di riscossa, metteremo le basi per una grande manifestazione a Roma per fine marzo, ci sarà la presenza di tante carrozzine e barelle, sarà una cosa ecclatante perchè non ci limiteremo ad una semplice comparsa con slogan e cartelloni.<br />
In questa lotta non saremo soli, avremmo l&#8217;appoggio totale del forum tematico Slaitalia che da anni combatte contro la SLA, saranno al nostro fianco malati e famiglie, associazioni e amici, partiti e sindacati, sono tanti che mi amano e mi seguono e aumenteranno sempre più.<br />
Spero vivamente che in Italia si capisca che per scegliere liberamente il proprio destino vanno prese decisioni immediate che garantiscano un&#8217;assistenza degna e consentano una vita serena a malati e famiglie.</p>
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		<itunes:subtitle>La voce metallica che ci arriva grazie all&#039;uso di un computer è quella di un malato di Sla: si chiama Salvatore Usala. Durante la presentazione del numero speciale di Marea dedicato al corpo indocile Salvatore ha fatto questo intervento,</itunes:subtitle>
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		<title>La bella politica. Una femminista della resistenza racconta</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marisa Ombra, autrice del libro La bella politica &#8211; La Resistenza, &#8220;Noi donne&#8221;, il femminismo, con la collaborazione di Ilaria Scalmani e la prefazione di Anna Bravo racconta i motivi di un libro che non è solo narrazione di una vita di attivismo femminista, ma anche scelta politica di trasmissione di valori di libertà alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/MarisaOmbra50x50.jpg" rel="lightbox[1566]"><img class="alignleft size-full wp-image-1561" title="MarisaOmbra50x50" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/MarisaOmbra50x50.jpg" alt="" width="50" height="50" /></a>Marisa Ombra, autrice del libro <em>La bella politica &#8211; La Resistenza, &#8220;Noi donne&#8221;, il femminismo</em>, con la collaborazione di Ilaria Scalmani e la prefazione di Anna Bravo racconta i motivi di un libro che non è solo narrazione di una vita di attivismo femminista, ma anche scelta politica di trasmissione di valori di libertà alle nuove generazioni di uomini e donne.</p>
<p>a cura di <strong>Valentina Carosini</strong></p>
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		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/MarisaOmbra50x50.jpg)Marisa Ombra, autrice del libro La bella politica - La Resistenza, &quot;Noi donne&quot;, il femminismo, con la collaborazione di Ilaria Scalmani e la prefazione di Anna Bravo racconta i motivi di un libro che non è solo narrazione di una vita di attivismo femminista, ma anche scelta politica di trasmissione di valori di libertà alle nuove generazioni di uomini e donne.

a cura di Valentina Carosini</itunes:summary>
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		<title>Il coraggio di un padre. Le parole di Beppino Englaro</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incontro con un padre molto particolare, un uomo di grande coraggio che nel nome delle ultime volontà della figlia Eluana si batte per la libera scelta nel fine vita: ecco le parole di Beppino Englaro a Radio delle donne, raccolte da Valentina Carosini.
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		<title>FemminilePlurale, un nuovo soggetto di donne a Vicenza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale
Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.
di Monica Lanfranco
femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4.jpg" rel="lightbox[1419]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1422" title="logo_rosso_firmato4" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne <a href="http://www.femminileplurale.net">FemminilePlurale</a></p>
<p>Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</p>
<p>di Monica Lanfranco<span id="more-1419"></span></p>
<p>femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.<br />
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.<br />
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.<br />
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.<br />
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.<br />
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.<br />
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.<br />
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.<br />
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.<br />
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.<br />
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</p>
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		<itunes:subtitle>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale - Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</itunes:subtitle>
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Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.

di Monica Lanfranco

femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</itunes:summary>
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		<title>I diritti delle donne sono diritti universali. Intervista a Marieme Helie Lucas (Wluml)</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista (in inglese) all'attivista femminista Marieme Helie Lucas sul ruolo dell'informazione nel dare spazio ai movimenti delle donne che lottano nei paesi musulmani e sull'importanza di considerare i diritti delle donne come diritti universali, senza dare spazio al relativismo culturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/marieme.jpg" rel="lightbox[1166]"><img class="alignleft size-full wp-image-1368" title="marieme" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/marieme.jpg" alt="" width="146" height="117" /></a>Intervista alla attivista algerina Marieme Helie Lucas della rete internazionale Wluml (women living under muslim laws) e fondatrice del sito Siawi (secularism is a women issue). In inglese.</p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle>Intervista (in inglese) all&#039;attivista femminista Marieme Helie Lucas sul ruolo dell&#039;informazione nel dare spazio ai movimenti delle donne che lottano nei paesi musulmani e sull&#039;importanza di considerare i diritti delle donne come diritti universali,</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/marieme.jpg)Intervista alla attivista algerina Marieme Helie Lucas della rete internazionale Wluml (women living under muslim laws) e fondatrice del sito Siawi (secularism is a women issue). In inglese.</itunes:summary>
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		<title>Vivere altrove. Donne e uomini non italiani parlano dell&#8217;Italia 2</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/08/04/vivere-altrove-parte-2donne-e-uomini-non-italiani-parlano-dellitalia/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 22:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Françoise Hovanessian, cuoca e organizzatrice di eventi,  Kossì Komla Ebrì, medico e scrittore e Valentina Mmaka, scrittrice raccontano la loro esperienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si vive in Italia se si viene da un&#8217;altro paese e da un&#8217;altra cultura? Françoise Hovanessian, cuoca e organizzatrice di eventi,  Kossì Komla Ebrì, medico e scrittore e Valentina Mmaka, scrittrice raccontano la loro esperienza.</p>
<p><span id="more-361"></span></p>
<p>LINK CONSIGLIATI:</p>
<p><a title="il sito di valentina mmaka" href="http://www.valentinammaka.ne"><span id="main" style="visibility: visible;"><span id="search" style="visibility: visible;"><cite>www.<strong>valentinammaka</strong>.net</cite></span></span></a></p>
<p><a title="Il suo sito su Facebook" href="http://www.facebook.com/people/Francoise-Hovanessian/1056017707">http://www.facebook.com/people/Francoise-Hovanessian/1056017707</a></p>
<p><a title="il sito di Kossi" href="http://www.kossi-komlaebri.net"><span id="main" style="visibility: visible;"><span id="search" style="visibility: visible;"><cite>www.<strong>kossi</strong>-<strong>komlaebri</strong>.net</cite></span></span></a></p>
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		<itunes:subtitle>Françoise Hovanessian, cuoca e organizzatrice di eventi,  Kossì Komla Ebrì, medico e scrittore e Valentina Mmaka, scrittrice raccontano la loro esperienza.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Come si vive in Italia se si viene da un&#039;altro paese e da un&#039;altra cultura? Françoise Hovanessian, cuoca e organizzatrice di eventi,  Kossì Komla Ebrì, medico e scrittore e Valentina Mmaka, scrittrice raccontano la loro esperienza.



LINK CONSIGLIATI:

www.valentinammaka.net

http://www.facebook.com/people/Francoise-Hovanessian/1056017707 (http://www.facebook.com/people/Francoise-Hovanessian/1056017707)

www.kossi-komlaebri.net</itunes:summary>
		<itunes:author>Radio delle donne</itunes:author>
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		<title>Donne da presidio &#8211; voci dal presidio delle donne No Dal Molin</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/08/04/donne-da-presidio-voci-dal-presidio-delle-donne-no-dal-molin/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le voci delle attiviste del movimento No Dal Molin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appunti dal Presidio</p>
<p>di Irene Rigon</p>
<p>Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.<br />
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.<br />
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.<br />
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema, si fanno le pesche, i tornei di briscola, le cene a tema e tantissime altre attività” dice Nicoletta.<br />
In questi quindici mesi sono state invitate e sono passate da qui molte persone provenienti da altre parti della città, da tutta Italia, dal mondo e ciascuna ha lasciato qualcosa di sè e della propria cultura. Una foto, un manifesto, un oggetto che testimonia quanta energia il presidio è riuscito a raccogliere e a convogliare verso  un medesimo fine.<br />
E questo medesimo scopo ha unito le persone con un filo indistruttibile che ha tessuto relazioni preziose. Racconta Pinuccia: “Stai male se non vieni in presidio. Una parte di noi è qua anche quando non ci siamo, perché qui sono le altre. Ci potremmo definire una famiglia allargata anche perché al presidio si riproducono i meccanismi familiari. Di scontro, come quando arriviamo alla mattina e troviamo che chi ha fatto il turno di notte ha lasciato sporco e disordine…” “…ma anche di crescita” aggiunge Antonella, “come quando i ragazzi del gruppo dei disobbedienti che fino a qualche mese fa non ci salutavano nemmeno, adesso vengono a chiederci consigli e riconoscono di aver imparato a controllarsi e a non opporsi a tutto senza possibilità di mediazioni.”  Pinuccia prosegue: “Mi sento una privilegiata a vivere questa esperienza. Dal punto di vista umano è stata una cosa grandiosa, una crescita per noi”. E con un po’ di amarezza Maria aggiunge: “e d’altra parte purtroppo ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti di amicizia con le persone che non hanno condiviso questa realtà perché non vivendo in questo posto non riescono a comprendere la nostra dedizione”.<br />
Luisa Muraro è stata tra le prime a sostenere il movimento con la parola e, invitata a una riunione delle donne il lunedì sera, individua nell’agire del gruppo donne una politica trasversale, “la qualità dei rapporti è il segno della politica delle donne; i legami che si instaurano, il capirsi, il superare la negatività, la relazione donna con donna: un rapporto che non è solo collettivo ma anche io e tu. Se si vive in un ambiente favorevole si tira fuori il meglio delle persone e diventa una ricchezza per me”.<br />
“Certo che anche tra noi ci sono incomprensioni e disaccordi, ma da quando il gruppo si è costituito nessuna se ne è andata, nonostante le divergenze. Anzi, il gruppo è in continua espansione” afferma soddisfatta Paola.<br />
“È una sensazione fisica quella che mi lega al presidio. La terra è stata violata, sporcata dalla base. È come se si portassero via un pezzo di me stessa” dice Pinuccia. E aggiunge: “Questa lotta mi ha fatto capire come potrebbe essere diversa una città senza basi, prima non ci avevo mai pensato”.</p>
<p>P.S. Un ringraziamento di cuore a tutte le donne del presidio e in particolar modo ad Antonella Cunico, Pinuccia Felici, Nicoletta Dal  Martello, Paola Ziche, Paolo Manfredotti, Bepi Bertoncin, Maria e Nora</p>
<p>LINK CONSIGLIATI:</p>
<p><a title="il sito del movimento contro la base militare a Vicenza" href="http://www.nodalmolin.it">www.nodalmolin.it</a></p>
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		<itunes:subtitle>Le voci delle attiviste del movimento No Dal Molin</itunes:subtitle>
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di Irene Rigon

Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema,</itunes:summary>
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