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	<title>Radio delle donne &#187; movimenti</title>
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	<description>La prima radio podcast femminista italiana, dedicata alla differenza di genere e ai temi dei movimenti delle donne.</description>
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		<title>Radio delle donne &#187; movimenti</title>
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		<title>giugno 2001 -Il g8 delle donne- Punto G-Genova Genere Globalizzazione</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni, intrecciando per tre giorni voci di diverse generazioni e provenienze per provare a ragionare sulla globalizzazione e sul suo impatto sulle vite delle donne del mondo.</p>
<p>Ecco le voci di alcune di loro, in un evento, Punto G-Genova, genere, globalizzazione, che fu seguito da tutti i media mondiali e purtroppo dimenticato in tutto questi anni dai media italiani e dallo stesso movimento delle donne.</p>
<p>Le voci sono di Monica Lanfranco, Lidia Menapace, Crhista Wichterich, Sandra Gil, Sharifa Bouatta e Lidia Campagnano.<br />
<a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/video-2.jpg" rel="lightbox[1776]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1777" title="video (2)" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/video-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<itunes:summary>A giugno del 2001, un mese prima del g8 e delle manifestazioni di piazza e dei dibattiti che si alternarono a Genova, una rete femminista che comprendeva oltre 140 gruppi e associazioni di donne si riunì, per la prima volta dopo decenni, intrecciando per tre giorni voci di diverse generazioni e provenienze per provare a ragionare sulla globalizzazione e sul suo impatto sulle vite delle donne del mondo.

Ecco le voci di alcune di loro, in un evento, Punto G-Genova, genere, globalizzazione, che fu seguito da tutti i media mondiali e purtroppo dimenticato in tutto questi anni dai media italiani e dallo stesso movimento delle donne.

Le voci sono di Monica Lanfranco, Lidia Menapace, Crhista Wichterich, Sandra Gil, Sharifa Bouatta e Lidia Campagnano.
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		<title>Gaia internazional Festival: femminismo e ambiente insieme per cambiare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 19:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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di Monica Lanfranco
Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/vandana.jpeg" rel="lightbox[1744]"><img class="alignleft size-full wp-image-1747" title="vandana" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/vandana.jpeg" alt="" width="105" height="124" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>di Monica Lanfranco</strong></p>
<p><strong><em>Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per il benessere delle comunità. </em></strong></p>
<p><a href="http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html">http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html</a></p>
<p><a href="http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html">http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html</a></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
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di Monica Lanfranco

Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per il benessere delle comunità. 

http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html (http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html)

http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html (http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html)


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		<title>Rinasce il Coordinamento donne della Uisp</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/06/30/rinasce-il-coordinamento-donne-della-uisp/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 18:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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Di Monica Lanfranco
25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.
Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive.jpg" rel="lightbox[1726]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1729" title="mosaico.donnesportive" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Di Monica Lanfranco</strong></p>
<p>25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.</p>
<p>Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile nel mondo sportivo a genere di serie B.</p>
<p>La Carta fu recepita dal parlamento europeo nel 1986. La potete leggere nella pagina successiva.</p>
<p>La Carta costituì un punto di svolta molto significativo non solo per l&#8217;associazionismo sportivo, ma per l&#8217;intero movimento delle donne. Oggi, a 25 anni di distanza, e di certo in un momento storico, culturale e politico meno felice, una trentina di dirigenti della Uisp fa rinascere il Coordinamento. Ecco alcune delle loro voci.</p>
<p><a href="http://percorsididonne.uisp.it/">http://percorsididonne.uisp.it/</a></p>
<p><strong><span id="more-1726"></span>Ecco il testo della Carta dei diritti delle donne nello sport del 1985</strong></p>
<p><strong>1)La diversità morfologica, funzionale, attitudinale, psicologica della donne è un valore che rivendichiamo come un valore originale e primario, determinata ai fini di una produzione ed una pratica e soprattutto di una cultura propria, che si fonda sulla conoscenza , il possesso, l&#8217;uso del corpo da parte delle donne.</strong></p>
<p><strong>2)Diritto alla pratica della diversità</strong></p>
<p><strong>Chiediamo che si studi, si approfondisca, si produca sulla base della conoscenza profonda del soggetto donna in modo originale e fuori da ogni logica di parametrazione.</strong></p>
<p><strong>3) diritto alla integrità fisica e al rispetto della diversità.</strong></p>
<p><strong>Denunciamo ogni forma di manipolazione o alterazione morfologica e psicologica che venga praticata sulle atlete individuando in ciò una vera a propria forma di violenza verso le donne.</strong></p>
<p><strong>4) Diritto alle pari opportunità</strong></p>
<p><strong>a) rivendichiamo la cancellazione di tutte le norme presenti negli statuti federali e in ogni associazione sposrttia che discriminano el prestazione femminili.</strong></p>
<p><strong>b) rivendichiamo il diritto costituzionale alla libera scelta di associazione e pratica in qualunque tipo di disciplina sportiva.</strong></p>
<p><strong>c) rivendichiamo il diritto anche esso costituzionale delle donne all&#8217;accesso in ogni tipo di carriera e carica sia tecnica che dirigenziale all &#8216;interno delle organizzazioni sportive; rivendichiamo una diversa distribuzione e uso delle risorse economiche, soprattutto quelle gestite direttamente dalle strutture istituzionali e federali.</strong></p>
<p><strong>Chediamo inoltre una immediata verifica sui bilanci relativi alle rappresentative nazionali.</strong></p>
<p><strong>5)Diritto alla informazione</strong></p>
<p><strong>Denunciamo l&#8217;assoluta assenza di attenzione, da parte degli organi di stampa, ma soprattutto, degli organi pubblici di informazione, verso lo sport femminile, di cui, a tutt&#8217;oggi viene resa nota una parte infinitesimale ed anche, spesso, in modo distorto e folkoristico.</strong></p>
<p><strong>6) Rivendichiamo il diritto a porre ognuno di questi punti come prioritari anche nelle strutture sportive internazionali come il Cio e chiediamo su questo il sostegno delle donne del Parlamento Europeo.</strong></p>
<p><strong>Riteniamo fondamentale che le donne che vivono in prima persona questa situazione non deleghino agli stessi organi che le hanno fin ora discriminate, le decisioni su  questa materia. Chediamo pertanto che:</strong></p>
<p><strong>a) si istituiscano presso le federazioni e il Coni forme di rappresentanza diretta femminile di atlete, tecniche,dirigenti che elaborino proposte sulle nodifiche e le innovazioni necessarie ad un deciso cambio di rotta.</strong></p>
<p><strong>b)all&#8217;interno del programma legislativo di riforma dello sport sia prevista una commissione di inchiesta sulla pratica sportiva femminile che verifichi l&#8217;effettivo diritto alle pari opportunità nell&#8217;osservanza del principio costituzionale dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini.</strong></p>
<p><strong>su questa Carta chiediamo il sostegno e l&#8217;adesione non solo delle donne praticanti sport a qualsiasi livello ma di tutte le donne presenti nelle associazioni di massa, nei partiti, nel parlamento, a cui chiediamo in primo luogo di confrontarsi con noi su un terreno nuovo e non semplice per le donne, ma sulle cui storture non è più possibile tacere,</strong></p>
<p><strong>Coordinamento nazionale donne Uisp 1985</strong></p>
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		<itunes:subtitle> - Di Monica Lanfranco - 25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp. - Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donn...</itunes:subtitle>
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Di Monica Lanfranco

25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.

Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola ...</itunes:summary>
		<itunes:author>Radio delle donne</itunes:author>
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		<title>Dita di dama: un libro di Chiara Ingrao sugli anni &#8216;70 e non solo</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/04/04/dita-di-dama-un-libro-di-chiara-ingrao-sugli-anni-70-e-non-solo/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 20:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1.jpg" rel="lightbox[1615]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1619" title="mini-foto-chiara" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1-135x150.jpg" alt="" width="135" height="150" /></a>«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! Digli di no, ho detto io. Rifiutati.»﻿</p>
<p>Ecco l&#8217;incipit del nuovo struggente  e intenso libro <em>Dita di dama</em> di <strong>Chiara Ingrao</strong>, attivista femminista e pacifista, una figura importante nel movimento italiano.<span id="more-1615"></span></p>
<p>Al  sito <a href="http://www.chiaraingrao.it">www.chiaraingrao.it </a>si possono trovare anche i primi capitoli dei suoi numerosi testi.</p>
<p>L&#8217; intervista, realizzata alla presentazione di Genova del libro di <strong>Chiara Ingrao</strong> e del testo <em>Non è un gioco da ragazze, </em>con le tesi di laurea di <span style="text-decoration: underline;"><strong></strong><a href="http://www.ediesseonline.it"><span style="color: #000000;"><strong>Giovanna Cereseto &#8211; Anna Frisone &#8211; Laura Varlese</strong></span></a></span> (Ediesse edizioni) è a cura di <a href="http://www.monicalanfranco.it"><strong>Monica Lanfranco</strong></a>.  Alla fisarmonica <strong>Valentina Genta</strong>.</p>
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		<itunes:subtitle>«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro,</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/mini-foto-chiara1-135x150.jpg)«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia, Francé. L’operaia!! Digli di no, ho detto io. Rifiutati.»﻿

Ecco l&#039;incipit del nuovo struggente  e intenso libro Dita di dama di Chiara Ingrao, attivista femminista e pacifista, una figura importante nel movimento italiano.

Al  sito www.chiaraingrao.it  (http://www.chiaraingrao.it)si possono trovare anche i primi capitoli dei suoi numerosi testi.

L&#039; intervista, realizzata alla presentazione di Genova del libro di Chiara Ingrao e del testo Non è un gioco da ragazze, con le tesi di laurea di Giovanna Cereseto - Anna Frisone - Laura Varlese (Ediesse edizioni) è a cura di Monica Lanfranco.  Alla fisarmonica Valentina Genta.</itunes:summary>
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		<title>A Torino, metti un pomeriggio a discutere tra femministe..</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/03/23/a-torino-metti-un-pomeriggio-a-discutere-tra-femministe/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 13:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/femministe.jpg" rel="lightbox[1601]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1659" title="femministe" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/04/femministe-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
A Torino, su invito di <strong>Laura Cima</strong>, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori femminili in chiave femminista. Ecco un riassunto della discussione.</p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle> A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito,</itunes:subtitle>
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A Torino, su invito di Laura Cima, consigliera di parità ed ex parlmentare, un nutrito gruppo di donne di tutte le età e provenienza culturale e politica si è dato appuntamento per discutere di come far ripartire una stagione di dibattito, azioni e pratiche che metta al centro la politica, i desideri e i valori femminili in chiave femminista. Ecco un riassunto della discussione.</itunes:summary>
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		<title>Allarme tratta ai Mondiali di calcio: il Coordinamento Nazionale donne dell&#8217;Uisp denuncia</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 22:28:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La denuncia c&#8217;era già stata: nel 2006, in occasione dei Mondiali di calcio in Germania La Parliamentary Assembly of the Council of Europe, il Nordic Council e Amnesty International avevano già espresso il loro disappunto sull&#8217;incremento del traffico di prostitute durante il mondiale. PACE e Amnesty denunciarono che 30000 donne e ragazze erano  state costrette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/calcio_home450a.jpg" rel="lightbox[1589]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1598" title="calcio_home450a" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/calcio_home450a-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La denuncia c&#8217;era già stata: nel 2006, in occasione dei Mondiali di calcio in Germania La <em>Parliamentary Assembly of the Council of Europe</em>, il <em>Nordic Council</em> <span style="color: #888888;">e<em> <a title="w:Amnesty International" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amnesty_International">Amnesty International</a> </em></span>avevano già espresso il loro disappunto sull&#8217;incremento del traffico di prostitute durante il mondiale. PACE e Amnesty denunciarono che 30000 donne e ragazze erano  state costrette a prostituirsi, anche in strutture  adibite ad hoc nelle vicinanze dello stadio. Ora che a giugno l&#8217;evento sportivo si ripeterà in Sudafrica l&#8217;allarme sta ripartendo.</p>
<p>L&#8217;intervista è  alla responsabile nazionale del Coordinamento Donne Uisp (Unione Italiana Sport per tutti), <strong>Paola Lanzon</strong>, che illustra la campagna di  responsabilizzazione per i tifosi aderenti all&#8217;associazione.<span id="more-1589"></span></p>
<p>Nella regione meridionale del paese stanno per essere completate due importanti strutture per il Mondiale di calcio: il nuovo centro di medicina d’emergenza all’ospedale Livingstone di Port Elizabeth e lo stadio di calcio di Gelvandale. Entro aprile sarà ultimato il primo, costato 24 milioni di euro; lo stadio, per la cui costruzione sono stati stanziati 6 milioni di euro, verrà finito entro marzo. Ma c’è anche un altro tema al centro del dibattito nazionale: la legalizzazione o meno della prostituzione.</p>
<p>Il commissario di polizia sudafricano Jackie Selebi è stato il primo a proporre l’idea, sostenendo che se la prostituzione viene legalizzata, la polizia è più libera di occuparsi dei problemi di sicurezza più pressanti.</p>
<p>Non tutti sono d’accordo sull’idea di Lekgetho: alcuni la considerano uno scherzo, altri un’offesa. La legalizzazione della prostituzione  permetterebbe la regolamentazione del settore, la riscossione di maggiori tasse e quindi più soldi per il paese. Poi c’è anche la questione Hiv: con la prostituzione legale si farebbero più controlli sia alle prostitute che agli uomini, si dice. Quello che <strong>non</strong> si dice è che sembra che dai villaggi comincino a sparire bambine e ragazze minorenni, reclutate per il mercato clandestino.</p>
<p>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><sup><a href="http://it.wikinews.org/wiki/Razzismo_e_traffico_di_prostitute_ai_Mondiali_di_calcio_2006#cite_note-4"></a></sup></p>
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		<itunes:subtitle>La denuncia c&#039;era già stata: nel 2006, in occasione dei Mondiali di calcio in Germania La Parliamentary Assembly of the Council of Europe, il Nordic Council e Amnesty International avevano già espresso il loro disappunto sull&#039;incremento del traffico di...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/calcio_home450a-150x150.jpg)La denuncia c&#039;era già stata: nel 2006, in occasione dei Mondiali di calcio in Germania La Parliamentary Assembly of the Council of Europe, il Nordic Council e Amnesty International (http://it.wikipedia.org/wiki/Amnesty_International) avevano già espresso il loro disappunto sull&#039;incremento del traffico di prostitute durante il mondiale. PACE e Amnesty denunciarono che 30000 donne e ragazze erano  state costrette a prostituirsi, anche in strutture  adibite ad hoc nelle vicinanze dello stadio. Ora che a giugno l&#039;evento sportivo si ripeterà in Sudafrica l&#039;allarme sta ripartendo.

L&#039;intervista è  alla responsabile nazionale del Coordinamento Donne Uisp (Unione Italiana Sport per tutti), Paola Lanzon, che illustra la campagna di  responsabilizzazione per i tifosi aderenti all&#039;associazione.

Nella regione meridionale del paese stanno per essere completate due importanti strutture per il Mondiale di calcio: il nuovo centro di medicina d’emergenza all’ospedale Livingstone di Port Elizabeth e lo stadio di calcio di Gelvandale. Entro aprile sarà ultimato il primo, costato 24 milioni di euro; lo stadio, per la cui costruzione sono stati stanziati 6 milioni di euro, verrà finito entro marzo. Ma c’è anche un altro tema al centro del dibattito nazionale: la legalizzazione o meno della prostituzione.

Il commissario di polizia sudafricano Jackie Selebi è stato il primo a proporre l’idea, sostenendo che se la prostituzione viene legalizzata, la polizia è più libera di occuparsi dei problemi di sicurezza più pressanti.

Non tutti sono d’accordo sull’idea di Lekgetho: alcuni la considerano uno scherzo, altri un’offesa. La legalizzazione della prostituzione  permetterebbe la regolamentazione del settore, la riscossione di maggiori tasse e quindi più soldi per il paese. Poi c’è anche la questione Hiv: con la prostituzione legale si farebbero più controlli sia alle prostitute che agli uomini, si dice. Quello che non si dice è che sembra che dai villaggi comincino a sparire bambine e ragazze minorenni, reclutate per il mercato clandestino.

.

 

 (http://it.wikinews.org/wiki/Razzismo_e_traffico_di_prostitute_ai_Mondiali_di_calcio_2006#cite_note-4)</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;ecofemminismo salverà il mondo? La parola a 4 ecofemministe</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 10:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#8217;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono Laura Cima, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, Nadia Gambilongo, di Mediterranean, Antonella Cunico di FemminilePlurale di Vicenza e Simona Pognant di NoTv. Al tema dell&#8217;ecofemminismo è dedicato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco.jpg" rel="lightbox[1545]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1546" title="eco" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#8217;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono<strong> Laura Cima</strong>, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, <strong>Nadia Gambilongo</strong>, di Mediterranean, <strong>Antonella Cunico</strong> di FemminilePlurale di Vicenza e <strong>Simona Pognant </strong>di NoTv. Al tema dell&#8217;ecofemminismo è dedicato il numero 1 della rivista Marea, nel quale è ricordato come 10 anni fa queste fossero le parole lanciate dalla stessa rivista per il numero di 10 anni fa, prima del G8 di Genova: &#8220;Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente e il corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue diverse specie. E siamo infuriate.&#8221;<span id="more-1545"></span><br />
Questa era la frase di apertura del numero di Marea del marzo 2001, prima del G8 di Genova, quando a giugno la nostra rivista organizzò PuntoG, appuntamento internazionale di donne sulla globalizzazione che aprì in anticipo i forum tematici per un&#8217;altra globalizzazione, contro il neoliberismo selvaggio e inumano. A dieci anni da allora i temi che ruotano intorno al rapporto umanità, stato della terra e delle risorse sono ancora al centro dei proclami delle enclave dei governi; ma la sensazione è che poco stia cambiando. I movimenti ecologisti premono perché soprattutto le nuove generazioni siano sensibilizzate e alfabetizzate verso un&#8217;idea e una pratica di consumo sostenibile, ma solo nicchie di mercato, di politica e di opinione pubblica vanno in quella direzione. Poco si fa per dare valore e impulso anche all&#8217;ecologia del quotidiano, facendo apparire come inefficace e quasi inutile l&#8217;impegno singolo, rimandando solo alle strutture forti (i governi) la possibilità di incidere davvero. L&#8217;ecofemminismo ha, fin dalla sua nascita, ribaltato questa visione, dando grande valore anche al cambiamento individuale come motore di quello collettivo. E sostenendo che l&#8217;oppressione subita dalle donne e il deterioramento ambientale sono prodotti dai valori patriarcali, che generano entrambi le ingiustizie.<br />
Oggi le donne, da vittime come lo è la Terra, sono passate a prendere parola e a promuovere azioni per fermare la distruzione delle risorse, scongiurando la tragica ipotesi di un lascito di un pianeta devastato e infecondo. Come sempre, quando il movimento e il pensiero delle donne si connette con altre filosofie e pratiche di cambiamento, i risultati sono incoraggianti. In questo numero abbiamo cercato di dimostrare come l&#8217;ecofemminismo sia uno di questi.</p>
<p><a href="http://www.femminileplurale.net">www.femminileplurale.net</a></p>
<p><a href="http://www.medmedia.org">www.medmedia.org</a></p>
<p><a href="http://www.lauracima.it">www.lauracima.it</a></p>
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		<itunes:subtitle>Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#039;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono Laura Cima, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte,</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco-150x150.jpg)Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#039;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono Laura Cima, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, Nadia Gambilongo, di Mediterranean, Antonella Cunico di FemminilePlurale di Vicenza e Simona Pognant di NoTv. Al tema dell&#039;ecofemminismo è dedicato il numero 1 della rivista Marea, nel quale è ricordato come 10 anni fa queste fossero le parole lanciate dalla stessa rivista per il numero di 10 anni fa, prima del G8 di Genova: &quot;Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente e il corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue diverse specie. E siamo infuriate.&quot;
Questa era la frase di apertura del numero di Marea del marzo 2001, prima del G8 di Genova, quando a giugno la nostra rivista organizzò PuntoG, appuntamento internazionale di donne sulla globalizzazione che aprì in anticipo i forum tematici per un&#039;altra globalizzazione, contro il neoliberismo selvaggio e inumano. A dieci anni da allora i temi che ruotano intorno al rapporto umanità, stato della terra e delle risorse sono ancora al centro dei proclami delle enclave dei governi; ma la sensazione è che poco stia cambiando. I movimenti ecologisti premono perché soprattutto le nuove generazioni siano sensibilizzate e alfabetizzate verso un&#039;idea e una pratica di consumo sostenibile, ma solo nicchie di mercato, di politica e di opinione pubblica vanno in quella direzione. Poco si fa per dare valore e impulso anche all&#039;ecologia del quotidiano, facendo apparire come inefficace e quasi inutile l&#039;impegno singolo, rimandando solo alle strutture forti (i governi) la possibilità di incidere davvero. L&#039;ecofemminismo ha, fin dalla sua nascita, ribaltato questa visione, dando grande valore anche al cambiamento individuale come motore di quello collettivo. E sostenendo che l&#039;oppressione subita dalle donne e il deterioramento ambientale sono prodotti dai valori patriarcali, che generano entrambi le ingiustizie.
Oggi le donne, da vittime come lo è la Terra, sono passate a prendere parola e a promuovere azioni per fermare la distruzione delle risorse, scongiurando la tragica ipotesi di un lascito di un pianeta devastato e infecondo. Come sempre, quando il movimento e il pensiero delle donne si connette con altre filosofie e pratiche di cambiamento, i risultati sono incoraggianti. In questo numero abbiamo cercato di dimostrare come l&#039;ecofemminismo sia uno di questi.

www.femminileplurale.net (http://www.femminileplurale.net)

www.medmedia.org (http://www.medmedia.org)

www.lauracima.it (http://www.lauracima.it)</itunes:summary>
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		<title>FemminilePlurale, un nuovo soggetto di donne a Vicenza</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/01/24/femminileplurale-un-nuovo-soggetto-di-donne-a-vicenza/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale
Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.
di Monica Lanfranco
femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4.jpg" rel="lightbox[1419]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1422" title="logo_rosso_firmato4" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne <a href="http://www.femminileplurale.net">FemminilePlurale</a></p>
<p>Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</p>
<p>di Monica Lanfranco<span id="more-1419"></span></p>
<p>femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.<br />
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.<br />
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.<br />
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.<br />
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.<br />
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.<br />
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.<br />
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.<br />
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.<br />
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.<br />
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<itunes:subtitle>Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale - Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/01/logo_rosso_firmato4-150x150.jpg)Nasce a Vicenza il nuovo gruppo di donne FemminilePlurale (http://www.femminileplurale.net)

Ecco i rumori e le voci della festa che ha sancito la sua prima uscita pubblica. E un nuovo documento politico da leggere offerto a tutto il movimento No dal Molin.

di Monica Lanfranco

femminileplurale si è costituito nell’ottobre del 2009 alla conclusione di un lungo dibattito aperto all’interno del movimento vicentino che da tre anni si oppone alla costruzione della seconda base militare statunitense sull’area del Dal Molin.
La discussione, che si è accesa all’indomani degli scontri con la polizia avvenuti nel corso della manifestazione indetta dal presidio permanente il 4 luglio, ha riguardato questioni fondamentali come il pacifismo, la nonviolenza, il ruolo e le pratiche politiche delle donne all’interno del presidio permanente.
Nel corso della discussione il presidio permanente ha confermato la legittimità dell’azione di “autodifesa” con la qualenel corso della manifestazione si è contrapposto allo schieramento della polizia, e ha ribadito la logica dello scontro che invece una parte delle donne e degli uomini presenti alla manifestazione non ha assolutamente condiviso.
Partendo dall’assunto che “la casa del padrone non si distrugge con gli strumenti del padrone” il Gruppo Donne ha proposto di ridiscutere il significato di nonviolenza per individuare e costruire pratiche condivise; ma la richiesta, espressa nel corso dell’incontro “Le contraddizioni del pacifismo” tenutosi nell’ambito del Festival No Dal Molin  è stata marginalizzata e di fatto respinta.
Il dibattito sulle pratiche e sul ruolo delle donne all’interno del movimento è proseguito all’interno del Gruppo Donne e ha fatto emergere una doppia contraddizione: da un lato  rispetto al modo di pensare il rapporto con il movimento misto e con la posizione ambivalente affermata dai suoi leaders a proposito della nonviolenza e del femminile; dall’altro rispetto al valore da attribuire al segno della differenza femminile nel fare politica.
Noi vediamo una contraddizione fra il pensarci donne nonviolente e il permanere in un ambito che ha pubblicamente dichiarato di non considerare rilevante la differenza femminile e ritiene la nonviolenza e il pacifismo opzioni modificabili a seconda delle circostanze.
Noi riteniamo che il segno della differenza sia fondamentale e che ci debba essere una coerenza fra ciò che pensiamo e ciò che facciamo.
Pensiamo che il segno della differenza e la sua nominazione siano la premessa necessaria per affermare  il riconoscimento e il valore di tutte le altre differenze.
Abbiamo ritenuto di non poter condividere il percorso con un soggetto politico che di fatto non ha accettato il confronto dialettico con posizioni diverse dalla propria e che in più occasioni ha svalorizzato soggetti e posizioni differenti da sé.
Per questo è stato necessario marcare la nostra posizione con un gesto radicale, un gesto di libertà femminile coerente il modo di essere e con l’agire che ci ha distinte fin qui: per continuare a intrecciare un pensiero grande, quello della differenza, con una contingenza particolare, la lotta di una comunità per salvaguardare il proprio territorio; per intrecciare il pensiero politico delle donne a una progettualità che si rivolge a tutti i soggetti politici, a tutte le persone nella difesa pacifica e nonviolenta dei beni comuni.
“Per continuare costruire pensiero e azioni per un’ “Altra Città” possibile, aperta alla libera discussione, disposta ad accogliere le differenze e disposta a nominarle, nel segno  -  radicale perché prioritario  -  del pensiero e della politica delle donne, per amore del mondo”.</itunes:summary>
		<itunes:author>Radio delle donne</itunes:author>
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		<title>Iniziativa femminista europea: chi sono e cosa vogliono le donne di IFE</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/12/01/iniziativa-femminista-europea-chi-sono-cosa-vogliono-le-donne-di-ife/</link>
		<comments>http://www.radiodelledonne.org/2009/12/01/iniziativa-femminista-europea-chi-sono-cosa-vogliono-le-donne-di-ife/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 19:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta”. I versi di Alda Merini, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di IFE (Iniziativa Femminista Europea), che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg" rel="lightbox[857]"><img class="alignleft size-full wp-image-858" title="IFE.FOTO" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg" alt="IFE.FOTO" /></a>“<em>Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta</em>”. I versi di <strong>Alda Merini</strong>, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di <strong>IFE (Iniziativa Femminista Europea)</strong>, <span id="more-857"></span>che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di familismo e celodurismo)  ha visto la luce il <strong>21 marzo 2008</strong>.</p>
<p><strong>IFE  è un’associazione femminista</strong> composta da una <strong>rete internazionale di donne</strong> che si estende in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo.<br />
Nasce in Francia, a Bobigny, nell’atelier “<strong><em>Donne e potere</em></strong>” durante la giornata internazionale delle donne che ha aperto il Forum sociale Europeo di Parigi del 2003.</p>
<p>La dimensione europea e l’approccio politico (ma non partitico) sono dunque i tratti  “originali” di IFE .<br />
IFE vuole credere ad un il femminismo che sappia divenire  una  vera e propria  soggettività politica, in grado  di  esprimere  un punto di vista generale e critico  sul mondo e di aprire contraddizioni e conflitti in tutti i luoghi dove agisce il potere tradizionale.</p>
<p>In Europa e nel mondo si ripete, infatti,  un medesimo schema, che agisce sia nella vita sociale che in quella privata: le donne hanno meno diritti e meno opportunità degli uomini. Una parte consistente del pensiero maschile ha costruito un modello economico, sociale e culturale fondato  sull’ esclusione ed il controllo dell’”altro” da sé.  Da questo punto di vista la dominazione di un sesso sull’altro è universale e non può essere separata da tutte le altre forme di dominazione.<br />
Tutto ciò produce un profondo deficit di democrazia, non solo nei suoi aspetti formali ma anche e soprattutto in quelli sostanziali a partire dall’uguaglianza dei diritti che per le donne non si è mai attuata compiutamente.<br />
Anche la democrazia rappresentativa è in crisi. Il malcontento ed il distacco dalla politica di tante e tanti che non si sentono più rappresentati si orienta, in proporzioni  sempre più preoccupanti, verso l’anti politica o verso movimenti e partiti  che esprimono posizioni autoritarie, misogene, razziste  e antidemocratiche.</p>
<p>In una simile situazione, le gerarchie ecclesiastiche  irrompono sulla scena sociale, politica e culturale riaffermando fondamentalismi religiosi che rimettono in discussione il principio di laicità e il diritto all’autodeterminazione  in particolare delle donne.</p>
<p>Promuovere partecipazione, riaffermare principi laici e democratici, estendere i diritti delle donne sono azioni necessarie e urgenti se non vogliamo rassegnarci all’imbarbarimento dei rapporti umani che potrebbe addirittura trasformarsi in una regressione di civiltà.</p>
<p>Per far questo cerchiamo di  parlare con voce di donna e fare ascoltare la nostra voce; di promuovere la presenza delle donne in tutti i luoghi della vita sociale, economica, politica e culturale; sensibilizzare ed attivare le donne nei differenti paesi per favorire iniziative di mobilitazione collettiva in grado di  difendere ed estendere i diritti delle donne; di lavorare alla costruzione di relazioni sociali e politiche in grado trasformare il potere e la sua gestione; di promuovere l’autoformazione e l’autodeterminazione delle donne  attraverso il Progetto di Educazione Popolare Femminista.</p>
<p>Nel nostro secondo “seminario d’autunno” che abbiamo tenuto lo scorso ottobre per condividere pensieri ed azioni abbiamo convenuto di organizzare una giornata di studi sul lavoro, crisi economica e diritti delle donne e di iniziare un progetto di “educazione popolare” che promuova un pensiero critico sugli stereotipi femminili tornati oggi prepotentemente in auge.</p>
<p>Ci piacerebbe interloquire, discutere, confrontarci, condividere con altre donne anche per tenere aperti il più possibile  spazi di libertà e di democrazia.</p>
<p>Per contatti :<a href="ife.efi.italia@gmail.com"><strong> ife.efi.italia@gmail.com</strong></a></p>
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		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/12/IFE.FOTO_.jpeg)“Sono nata il 21 a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse generar tempesta”. I versi di Alda Merini, grande poeta recentemente scomparsa, sono il nostro portafortuna. Per questo sono scritti sulla tessera di IFE (Iniziativa Femminista Europea), che in Italia, precisamente in Lombardia (terra di fondamentalismi ciellin-padani, mortifero impasto di familismo e celodurismo)  ha visto la luce il 21 marzo 2008.

IFE  è un’associazione femminista composta da una rete internazionale di donne che si estende in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Nasce in Francia, a Bobigny, nell’atelier “Donne e potere” durante la giornata internazionale delle donne che ha aperto il Forum sociale Europeo di Parigi del 2003.

La dimensione europea e l’approccio politico (ma non partitico) sono dunque i tratti  “originali” di IFE .
IFE vuole credere ad un il femminismo che sappia divenire  una  vera e propria  soggettività politica, in grado  di  esprimere  un punto di vista generale e critico  sul mondo e di aprire contraddizioni e conflitti in tutti i luoghi dove agisce il potere tradizionale.

In Europa e nel mondo si ripete, infatti,  un medesimo schema, che agisce sia nella vita sociale che in quella privata: le donne hanno meno diritti e meno opportunità degli uomini. Una parte consistente del pensiero maschile ha costruito un modello economico, sociale e culturale fondato  sull’ esclusione ed il controllo dell’”altro” da sé.  Da questo punto di vista la dominazione di un sesso sull’altro è universale e non può essere separata da tutte le altre forme di dominazione.
Tutto ciò produce un profondo deficit di democrazia, non solo nei suoi aspetti formali ma anche e soprattutto in quelli sostanziali a partire dall’uguaglianza dei diritti che per le donne non si è mai attuata compiutamente.
Anche la democrazia rappresentativa è in crisi. Il malcontento ed il distacco dalla politica di tante e tanti che non si sentono più rappresentati si orienta, in proporzioni  sempre più preoccupanti, verso l’anti politica o verso movimenti e partiti  che esprimono posizioni autoritarie, misogene, razziste  e antidemocratiche.

In una simile situazione, le gerarchie ecclesiastiche  irrompono sulla scena sociale, politica e culturale riaffermando fondamentalismi religiosi che rimettono in discussione il principio di laicità e il diritto all’autodeterminazione  in particolare delle donne.

Promuovere partecipazione, riaffermare principi laici e democratici, estendere i diritti delle donne sono azioni necessarie e urgenti se non vogliamo rassegnarci all’imbarbarimento dei rapporti umani che potrebbe addirittura trasformarsi in una regressione di civiltà.

Per far questo cerchiamo di  parlare con voce di donna e fare ascoltare la nostra voce; di promuovere la presenza delle donne in tutti i luoghi della vita sociale, economica, politica e culturale; sensibilizzare ed attivare le donne nei differenti paesi per favorire iniziative di mobilitazione collettiva in grado di  difendere ed estendere i diritti delle donne; di lavorare alla costruzione di relazioni sociali e politiche in grado trasformare il potere e la sua gestione; di promuovere l’autoformazione e l’autodeterminazione delle donne  attraverso il Progetto di Educazione Popolare Femminista.

Nel nostro secondo “seminario d’autunno” che abbiamo tenuto lo scorso ottobre per condividere pensieri ed azioni abbiamo convenuto di organizzare una giornata di studi sul lavoro, crisi economica e diritti delle donne e di iniziare un progetto di “educazione popolare” che promuova un pensiero critico sugli stereotipi femminili tornati oggi prepotentemente in auge.

Ci piacerebbe interloquire, discutere, confrontarci, condividere con altre donne anche per tenere aperti il più possibile  spazi di libertà e di democrazia.

Per contatti : ife.efi.italia@gmail.com</itunes:summary>
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