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	<title>Radio delle donne &#187; cittadine</title>
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		<title>Radio delle donne &#187; cittadine</title>
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		<title>Gaia internazional Festival: femminismo e ambiente insieme per cambiare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 19:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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di Monica Lanfranco
Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/vandana.jpeg" rel="lightbox[1744]"><img class="alignleft size-full wp-image-1747" title="vandana" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/07/vandana.jpeg" alt="" width="105" height="124" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>di Monica Lanfranco</strong></p>
<p><strong><em>Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per il benessere delle comunità. </em></strong></p>
<p><a href="http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html">http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html</a></p>
<p><a href="http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html">http://www.odradek.it/Schedelibri/SemidelSuicidio.html</a></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
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di Monica Lanfranco

Una settimana di dibattiti, incontri, spettacoli, libri, parole, musica: questa è stata la prima edizione del Gaia International Festival. Tra le organizazione presenti anche Mediterranean Media, una realtà storica del movimento delle donne italiano. Ecco le voci di questo primo appuntamento che ha messo assieme passione ecologista, passione femminista e attivismo politico per il benessere delle comunità. 

http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html (http://www.gaiainternationalfestival.com/italiano/benvenuti.html)

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		<title>Rinasce il Coordinamento donne della Uisp</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/06/30/rinasce-il-coordinamento-donne-della-uisp/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 18:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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Di Monica Lanfranco
25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.
Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive.jpg" rel="lightbox[1726]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1729" title="mosaico.donnesportive" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/mosaico.donnesportive-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Di Monica Lanfranco</strong></p>
<p>25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.</p>
<p>Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donne nello sport, un vero e proprio manifesto politico femminista contro lo stereotipo sessista che relegava il genere femminile nel mondo sportivo a genere di serie B.</p>
<p>La Carta fu recepita dal parlamento europeo nel 1986. La potete leggere nella pagina successiva.</p>
<p>La Carta costituì un punto di svolta molto significativo non solo per l&#8217;associazionismo sportivo, ma per l&#8217;intero movimento delle donne. Oggi, a 25 anni di distanza, e di certo in un momento storico, culturale e politico meno felice, una trentina di dirigenti della Uisp fa rinascere il Coordinamento. Ecco alcune delle loro voci.</p>
<p><a href="http://percorsididonne.uisp.it/">http://percorsididonne.uisp.it/</a></p>
<p><strong><span id="more-1726"></span>Ecco il testo della Carta dei diritti delle donne nello sport del 1985</strong></p>
<p><strong>1)La diversità morfologica, funzionale, attitudinale, psicologica della donne è un valore che rivendichiamo come un valore originale e primario, determinata ai fini di una produzione ed una pratica e soprattutto di una cultura propria, che si fonda sulla conoscenza , il possesso, l&#8217;uso del corpo da parte delle donne.</strong></p>
<p><strong>2)Diritto alla pratica della diversità</strong></p>
<p><strong>Chiediamo che si studi, si approfondisca, si produca sulla base della conoscenza profonda del soggetto donna in modo originale e fuori da ogni logica di parametrazione.</strong></p>
<p><strong>3) diritto alla integrità fisica e al rispetto della diversità.</strong></p>
<p><strong>Denunciamo ogni forma di manipolazione o alterazione morfologica e psicologica che venga praticata sulle atlete individuando in ciò una vera a propria forma di violenza verso le donne.</strong></p>
<p><strong>4) Diritto alle pari opportunità</strong></p>
<p><strong>a) rivendichiamo la cancellazione di tutte le norme presenti negli statuti federali e in ogni associazione sposrttia che discriminano el prestazione femminili.</strong></p>
<p><strong>b) rivendichiamo il diritto costituzionale alla libera scelta di associazione e pratica in qualunque tipo di disciplina sportiva.</strong></p>
<p><strong>c) rivendichiamo il diritto anche esso costituzionale delle donne all&#8217;accesso in ogni tipo di carriera e carica sia tecnica che dirigenziale all &#8216;interno delle organizzazioni sportive; rivendichiamo una diversa distribuzione e uso delle risorse economiche, soprattutto quelle gestite direttamente dalle strutture istituzionali e federali.</strong></p>
<p><strong>Chediamo inoltre una immediata verifica sui bilanci relativi alle rappresentative nazionali.</strong></p>
<p><strong>5)Diritto alla informazione</strong></p>
<p><strong>Denunciamo l&#8217;assoluta assenza di attenzione, da parte degli organi di stampa, ma soprattutto, degli organi pubblici di informazione, verso lo sport femminile, di cui, a tutt&#8217;oggi viene resa nota una parte infinitesimale ed anche, spesso, in modo distorto e folkoristico.</strong></p>
<p><strong>6) Rivendichiamo il diritto a porre ognuno di questi punti come prioritari anche nelle strutture sportive internazionali come il Cio e chiediamo su questo il sostegno delle donne del Parlamento Europeo.</strong></p>
<p><strong>Riteniamo fondamentale che le donne che vivono in prima persona questa situazione non deleghino agli stessi organi che le hanno fin ora discriminate, le decisioni su  questa materia. Chediamo pertanto che:</strong></p>
<p><strong>a) si istituiscano presso le federazioni e il Coni forme di rappresentanza diretta femminile di atlete, tecniche,dirigenti che elaborino proposte sulle nodifiche e le innovazioni necessarie ad un deciso cambio di rotta.</strong></p>
<p><strong>b)all&#8217;interno del programma legislativo di riforma dello sport sia prevista una commissione di inchiesta sulla pratica sportiva femminile che verifichi l&#8217;effettivo diritto alle pari opportunità nell&#8217;osservanza del principio costituzionale dell&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini.</strong></p>
<p><strong>su questa Carta chiediamo il sostegno e l&#8217;adesione non solo delle donne praticanti sport a qualsiasi livello ma di tutte le donne presenti nelle associazioni di massa, nei partiti, nel parlamento, a cui chiediamo in primo luogo di confrontarsi con noi su un terreno nuovo e non semplice per le donne, ma sulle cui storture non è più possibile tacere,</strong></p>
<p><strong>Coordinamento nazionale donne Uisp 1985</strong></p>
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		<itunes:subtitle> - Di Monica Lanfranco - 25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp. - Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola Venturini come responsabile nazionale, avevano pensato e scritto la Carta dei diritti delle donn...</itunes:subtitle>
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Di Monica Lanfranco

25 anni dopo, rieccole. Sono le donne della Uisp, il Coordinamento donne Uisp.

Nel 1985 un piccolo gruppo di donne, con Gigliola ...</itunes:summary>
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		<title>Una strada particolare: voci da Via Padova, Milano</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/06/19/una-strada-particolare-voci-da-via-padova-milano/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 14:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un laboratorio pieno di futuro
di Elisabetta Ranieri
Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.
Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Un laboratorio pieno di futuro</strong></div>
<div><strong>di Elisabetta Ranieri</strong></div>
<div>Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.</div>
<div id="_mcePaste">Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio scorso, quando una rissa tra bande giovanili è finita con l’uccisione di un egiziano diciannovenne. Subito dopo, la rivolta: gli amici del ragazzo scendono in strada armati di spranghe e distruggono macchine e vetrine dei negozi…una Milano simile al far west e una via Padova accusata di essere una via pericolosa perché piena di immigrati.<span id="more-1712"></span></div>
<div id="_mcePaste">Eppure dietro le insegne dei negozi cinesi o africani, si nascondo storie bellissime, storie di un integrazione riuscita, un integrazione felice, storie di stranieri si, ma stranieri realizzati che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani.</div>
<div id="_mcePaste">E se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha pensato bene di militarizzare questa via e di mettere misure severe come quella del coprifuoco c’è chi invece pensa che una via così multietnica come via Padova meriti di essere valorizzata e non messa a tacere o nascosta.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco allora mobilitarsi oltre 70 associazioni per dare vita ad un due giorni di festa, una festa in cui questo lato oscuro di Milano prende luce e si mostra a tutti così com’è: colorata, allegra, etnica.</div>
<div id="_mcePaste">I problemi certo ci sono. Ci sono ancora quelli che non accettano questa integrazione e che etichettano l’immigrato come sporco e spacciatore, ci sono ancora i quartieri interni alla via sovraffollati, con appartamenti occupati da più di dieci persone – stranieri per lo più e per giunta molto poveri &#8211; , ci sono ancora i problemi legati allo spaccio e  ci sono adesso anche  i problemi legati alla militarizzazione e al coprifuoco, misure che non fanno altro che aumentare la sensazione di disagio e paura invece di ‘riportare’ l’ordine e la disciplina.</div>
<div id="_mcePaste">Questa festa è stato un inizio, un inizio a qualcosa di diverso, una risposta concreta ed opposta ad una via che usa invece metodi coercitivi per risolvere il vero nocciolo di tutta la questione: ‘l’immigrato’.</div>
<div id="_mcePaste">E forse, camminando lungo Via Padova serenamente e lasciandosi avvolgere dagli odori e dalle storie di questo strano mondo a se stante ci si può davvero rendere conto che in fondo ‘Via Padova è meglio di Milano’.</div>
<p>eco il link per saperne di più sulla strada : <a href="http://www.meglioviapadova.org/">www.meglioviapadova.org/</a><br />
<a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138.jpg" rel="lightbox[1712]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1714" title="via_padova_138" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<itunes:subtitle>Un laboratorio pieno di futuro di Elisabetta Ranieri Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Un laboratorio pieno di futuro
di Elisabetta Ranieri
Descrivere Via Padova è difficile. E’ difficile riportare i colori, gli odori, i volti che si incontrano camminando su questa lunga via che collega la periferia nord di Milano al centro della città.
Una via particolare questa, finita al centro dei riflettori e della stampa dopo l’omicidio del 13 febbraio scorso, quando una rissa tra bande giovanili è finita con l’uccisione di un egiziano diciannovenne. Subito dopo, la rivolta: gli amici del ragazzo scendono in strada armati di spranghe e distruggono macchine e vetrine dei negozi…una Milano simile al far west e una via Padova accusata di essere una via pericolosa perché piena di immigrati.
Eppure dietro le insegne dei negozi cinesi o africani, si nascondo storie bellissime, storie di un integrazione riuscita, un integrazione felice, storie di stranieri si, ma stranieri realizzati che si sentono a tutti gli effetti cittadini italiani.
E se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha pensato bene di militarizzare questa via e di mettere misure severe come quella del coprifuoco c’è chi invece pensa che una via così multietnica come via Padova meriti di essere valorizzata e non messa a tacere o nascosta.
Ecco allora mobilitarsi oltre 70 associazioni per dare vita ad un due giorni di festa, una festa in cui questo lato oscuro di Milano prende luce e si mostra a tutti così com’è: colorata, allegra, etnica.
I problemi certo ci sono. Ci sono ancora quelli che non accettano questa integrazione e che etichettano l’immigrato come sporco e spacciatore, ci sono ancora i quartieri interni alla via sovraffollati, con appartamenti occupati da più di dieci persone – stranieri per lo più e per giunta molto poveri - , ci sono ancora i problemi legati allo spaccio e  ci sono adesso anche  i problemi legati alla militarizzazione e al coprifuoco, misure che non fanno altro che aumentare la sensazione di disagio e paura invece di ‘riportare’ l’ordine e la disciplina.
Questa festa è stato un inizio, un inizio a qualcosa di diverso, una risposta concreta ed opposta ad una via che usa invece metodi coercitivi per risolvere il vero nocciolo di tutta la questione: ‘l’immigrato’.
E forse, camminando lungo Via Padova serenamente e lasciandosi avvolgere dagli odori e dalle storie di questo strano mondo a se stante ci si può davvero rendere conto che in fondo ‘Via Padova è meglio di Milano’.
eco il link per saperne di più sulla strada : www.meglioviapadova.org/ (http://www.meglioviapadova.org/)
(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/06/via_padova_138-150x150.jpg)</itunes:summary>
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		<title>La Resistenza cantata &#8211; voci di donne contro le guerre</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/05/17/la-resistenza-cantata-voci-di-donne-contro-le-guerre/</link>
		<comments>http://www.radiodelledonne.org/2010/05/17/la-resistenza-cantata-voci-di-donne-contro-le-guerre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Lanfranco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.
Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#8217;era l&#8217;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.
Voci raccolte da Valentina Genta.
www.anpi.it
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300.jpg" rel="lightbox[1686]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1688" title="anpi-195x300" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo spettacolo si chiama <em>Voci, donne e canti della Resistenza,<span style="font-style: normal;"> ed è a cura del</span></em> Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.</p>
<p>Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#8217;era l&#8217;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.</p>
<p>Voci raccolte da Valentina Genta.</p>
<p><a href="http://www.anpi.it">www.anpi.it</a></p>
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		<itunes:subtitle>Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier. - Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#039;era l&#039;importanza non solo di n...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/05/anpi-195x300-150x150.jpg)Lo spettacolo si chiama Voci, donne e canti della Resistenza, ed è a cura del Gruppo Mafalda di Sampierdarena, e del gruppo teatrale L’Atelier.

Un allestimento in musica e parole per restituire alla memoria di chi non c&#039;era l&#039;importanza non solo di non dimenticare ma anche di lottare contro le guerre del presente.

Voci raccolte da Valentina Genta.

www.anpi.it (http://www.anpi.it)</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;ecofemminismo salverà il mondo? La parola a 4 ecofemministe</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2010/03/15/lecofemminismo-salvera-il-mondo-la-parola-a-4-ecofemministe/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 10:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#8217;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono Laura Cima, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, Nadia Gambilongo, di Mediterranean, Antonella Cunico di FemminilePlurale di Vicenza e Simona Pognant di NoTv. Al tema dell&#8217;ecofemminismo è dedicato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco.jpg" rel="lightbox[1545]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1546" title="eco" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#8217;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono<strong> Laura Cima</strong>, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, <strong>Nadia Gambilongo</strong>, di Mediterranean, <strong>Antonella Cunico</strong> di FemminilePlurale di Vicenza e <strong>Simona Pognant </strong>di NoTv. Al tema dell&#8217;ecofemminismo è dedicato il numero 1 della rivista Marea, nel quale è ricordato come 10 anni fa queste fossero le parole lanciate dalla stessa rivista per il numero di 10 anni fa, prima del G8 di Genova: &#8220;Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente e il corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue diverse specie. E siamo infuriate.&#8221;<span id="more-1545"></span><br />
Questa era la frase di apertura del numero di Marea del marzo 2001, prima del G8 di Genova, quando a giugno la nostra rivista organizzò PuntoG, appuntamento internazionale di donne sulla globalizzazione che aprì in anticipo i forum tematici per un&#8217;altra globalizzazione, contro il neoliberismo selvaggio e inumano. A dieci anni da allora i temi che ruotano intorno al rapporto umanità, stato della terra e delle risorse sono ancora al centro dei proclami delle enclave dei governi; ma la sensazione è che poco stia cambiando. I movimenti ecologisti premono perché soprattutto le nuove generazioni siano sensibilizzate e alfabetizzate verso un&#8217;idea e una pratica di consumo sostenibile, ma solo nicchie di mercato, di politica e di opinione pubblica vanno in quella direzione. Poco si fa per dare valore e impulso anche all&#8217;ecologia del quotidiano, facendo apparire come inefficace e quasi inutile l&#8217;impegno singolo, rimandando solo alle strutture forti (i governi) la possibilità di incidere davvero. L&#8217;ecofemminismo ha, fin dalla sua nascita, ribaltato questa visione, dando grande valore anche al cambiamento individuale come motore di quello collettivo. E sostenendo che l&#8217;oppressione subita dalle donne e il deterioramento ambientale sono prodotti dai valori patriarcali, che generano entrambi le ingiustizie.<br />
Oggi le donne, da vittime come lo è la Terra, sono passate a prendere parola e a promuovere azioni per fermare la distruzione delle risorse, scongiurando la tragica ipotesi di un lascito di un pianeta devastato e infecondo. Come sempre, quando il movimento e il pensiero delle donne si connette con altre filosofie e pratiche di cambiamento, i risultati sono incoraggianti. In questo numero abbiamo cercato di dimostrare come l&#8217;ecofemminismo sia uno di questi.</p>
<p><a href="http://www.femminileplurale.net">www.femminileplurale.net</a></p>
<p><a href="http://www.medmedia.org">www.medmedia.org</a></p>
<p><a href="http://www.lauracima.it">www.lauracima.it</a></p>
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		<itunes:summary>(http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2010/03/eco-150x150.jpg)Quattro ambientaliste e femministe riflettono sull&#039;emergenza ambientale, e sulla connessione tra impegno per i diritti delle donne e salvaguardia della Terra.  Sono Laura Cima, ex parlamentare Verde e attualmente consigliera di Parità in Piemonte, Nadia Gambilongo, di Mediterranean, Antonella Cunico di FemminilePlurale di Vicenza e Simona Pognant di NoTv. Al tema dell&#039;ecofemminismo è dedicato il numero 1 della rivista Marea, nel quale è ricordato come 10 anni fa queste fossero le parole lanciate dalla stessa rivista per il numero di 10 anni fa, prima del G8 di Genova: &quot;Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente e il corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue diverse specie. E siamo infuriate.&quot;
Questa era la frase di apertura del numero di Marea del marzo 2001, prima del G8 di Genova, quando a giugno la nostra rivista organizzò PuntoG, appuntamento internazionale di donne sulla globalizzazione che aprì in anticipo i forum tematici per un&#039;altra globalizzazione, contro il neoliberismo selvaggio e inumano. A dieci anni da allora i temi che ruotano intorno al rapporto umanità, stato della terra e delle risorse sono ancora al centro dei proclami delle enclave dei governi; ma la sensazione è che poco stia cambiando. I movimenti ecologisti premono perché soprattutto le nuove generazioni siano sensibilizzate e alfabetizzate verso un&#039;idea e una pratica di consumo sostenibile, ma solo nicchie di mercato, di politica e di opinione pubblica vanno in quella direzione. Poco si fa per dare valore e impulso anche all&#039;ecologia del quotidiano, facendo apparire come inefficace e quasi inutile l&#039;impegno singolo, rimandando solo alle strutture forti (i governi) la possibilità di incidere davvero. L&#039;ecofemminismo ha, fin dalla sua nascita, ribaltato questa visione, dando grande valore anche al cambiamento individuale come motore di quello collettivo. E sostenendo che l&#039;oppressione subita dalle donne e il deterioramento ambientale sono prodotti dai valori patriarcali, che generano entrambi le ingiustizie.
Oggi le donne, da vittime come lo è la Terra, sono passate a prendere parola e a promuovere azioni per fermare la distruzione delle risorse, scongiurando la tragica ipotesi di un lascito di un pianeta devastato e infecondo. Come sempre, quando il movimento e il pensiero delle donne si connette con altre filosofie e pratiche di cambiamento, i risultati sono incoraggianti. In questo numero abbiamo cercato di dimostrare come l&#039;ecofemminismo sia uno di questi.

www.femminileplurale.net (http://www.femminileplurale.net)

www.medmedia.org (http://www.medmedia.org)

www.lauracima.it (http://www.lauracima.it)</itunes:summary>
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		<title>Donne da presidio &#8211; voci dal presidio delle donne No Dal Molin</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/08/04/donne-da-presidio-voci-dal-presidio-delle-donne-no-dal-molin/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le voci delle attiviste del movimento No Dal Molin]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appunti dal Presidio</p>
<p>di Irene Rigon</p>
<p>Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.<br />
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.<br />
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.<br />
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema, si fanno le pesche, i tornei di briscola, le cene a tema e tantissime altre attività” dice Nicoletta.<br />
In questi quindici mesi sono state invitate e sono passate da qui molte persone provenienti da altre parti della città, da tutta Italia, dal mondo e ciascuna ha lasciato qualcosa di sè e della propria cultura. Una foto, un manifesto, un oggetto che testimonia quanta energia il presidio è riuscito a raccogliere e a convogliare verso  un medesimo fine.<br />
E questo medesimo scopo ha unito le persone con un filo indistruttibile che ha tessuto relazioni preziose. Racconta Pinuccia: “Stai male se non vieni in presidio. Una parte di noi è qua anche quando non ci siamo, perché qui sono le altre. Ci potremmo definire una famiglia allargata anche perché al presidio si riproducono i meccanismi familiari. Di scontro, come quando arriviamo alla mattina e troviamo che chi ha fatto il turno di notte ha lasciato sporco e disordine…” “…ma anche di crescita” aggiunge Antonella, “come quando i ragazzi del gruppo dei disobbedienti che fino a qualche mese fa non ci salutavano nemmeno, adesso vengono a chiederci consigli e riconoscono di aver imparato a controllarsi e a non opporsi a tutto senza possibilità di mediazioni.”  Pinuccia prosegue: “Mi sento una privilegiata a vivere questa esperienza. Dal punto di vista umano è stata una cosa grandiosa, una crescita per noi”. E con un po’ di amarezza Maria aggiunge: “e d’altra parte purtroppo ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti di amicizia con le persone che non hanno condiviso questa realtà perché non vivendo in questo posto non riescono a comprendere la nostra dedizione”.<br />
Luisa Muraro è stata tra le prime a sostenere il movimento con la parola e, invitata a una riunione delle donne il lunedì sera, individua nell’agire del gruppo donne una politica trasversale, “la qualità dei rapporti è il segno della politica delle donne; i legami che si instaurano, il capirsi, il superare la negatività, la relazione donna con donna: un rapporto che non è solo collettivo ma anche io e tu. Se si vive in un ambiente favorevole si tira fuori il meglio delle persone e diventa una ricchezza per me”.<br />
“Certo che anche tra noi ci sono incomprensioni e disaccordi, ma da quando il gruppo si è costituito nessuna se ne è andata, nonostante le divergenze. Anzi, il gruppo è in continua espansione” afferma soddisfatta Paola.<br />
“È una sensazione fisica quella che mi lega al presidio. La terra è stata violata, sporcata dalla base. È come se si portassero via un pezzo di me stessa” dice Pinuccia. E aggiunge: “Questa lotta mi ha fatto capire come potrebbe essere diversa una città senza basi, prima non ci avevo mai pensato”.</p>
<p>P.S. Un ringraziamento di cuore a tutte le donne del presidio e in particolar modo ad Antonella Cunico, Pinuccia Felici, Nicoletta Dal  Martello, Paola Ziche, Paolo Manfredotti, Bepi Bertoncin, Maria e Nora</p>
<p>LINK CONSIGLIATI:</p>
<p><a title="il sito del movimento contro la base militare a Vicenza" href="http://www.nodalmolin.it">www.nodalmolin.it</a></p>
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di Irene Rigon

Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema,</itunes:summary>
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		<title>Cittadinanza di genere. Rossana Piredda</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:48:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Coraggio comune: storie di donne in Sicilia e Sardegna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rossana Piredda</strong> è stata assessora nel comune di Atzara, e collabora con la Rivista Marea.</p>
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		<title>Cittadinanza di genere. Ika</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:39:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ika </strong>è una giovane attivista sarda, impegnata nella lotta contro la ‘balentìa’.</p>
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		<title>Cittadinanza di genere. Beatrice Monroy</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 17:28:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/07/Monroy_05.jpg" rel="lightbox[1250]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1772" title="Monroy_05" src="http://www.radiodelledonne.org/wp-content/uploads/2009/07/Monroy_05-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Beatrice Monroy </strong>è scrittrice e narratrice; da Palermo si sposta in tutto il mondo per raccontare i grandi romanzi.Il suo sito è  <a title="il sito di Beatrice Monroy" href="http://www.beatricemonroy.it/"><cite>www.<strong>beatricemonroy</strong>.it</cite></a></p>
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		<title>Cittadinanza di genere. Maria Maniscalco</title>
		<link>http://www.radiodelledonne.org/2009/07/28/cittadinanza-di-genere-maria-maniscalco/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione radio delle donne</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maria Maniscalco </strong>è stata<strong> </strong>sindaca di S. Giuseppe Iato (PA) e ha dato il via alla lotta contro la mafia durante la sua amministrazione.<strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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