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Chiara e Bruno : una favola per spiegare perchè bisogna usare il femminile nel linguaggio (e non solo ai bimbi e alle bimbe…)

“Essere nominate è esistere”. Questo ha sempre insegnato Lidia Menapace, molto che prima che questa consapevolezza si facesse strada nel mondo della scuola, dell’università, del giornalismo fino ad arrivare ai pronunciamenti dellAccademia della Crusca circa la necessità di sessuare il linguaggio, nominando quindi il femminile e cancellando il presunto ‘neutro’ maschile.

Non è però facile questa trasformazione, anche se si tratta solo di usare parole che ci sono già nella lingua, o mettere la ‘a’ al posto della ‘o’: la verità profonda dietro alla resistenza ad usare il femminile è l’autorevolezza che non si vuole attribuire alle donne.

Ed ecco che la ‘prof” Maria Rosa Pantè, che è anche scrittrice, poeta, autrice teatrale prova a spiegare l’ingiustizia del neutro con una favola.

Una favola rivolta certamente alle bambine e ai bambini, ma indispensabile al mondo adulto per trovare ottimi argomenti e smettere di occultare il femminile quando si racconta la realtà, che è fatta di corpi, menti e desideri di donne e di uomini.

Maria Rosa Pantè con Monica Lanfranco