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Ritratto di anna maria mozzoni

A cura di Liviana Gazzetta*

Pubblichiamo in tre puntate audio (sotto il testo) un ritratto inedito di Anna Maria Mozzoni (1837-1920), curato dalla studiosa Liviana Gazzetta.

Punto di riferimento indiscusso del primo movimento delle donne in Italia, Anna Maria (Marianna) Mozzoni nacque il 5 maggio 1837 a Milano in una famiglia «di idee liberali e progressiste per lunga tradizione». Dopo nove anni trascorsi nel collegio «per fanciulle nobili e povere» della Guastalla a causa dei problemi economici familiari, continuò da autodidatta la sua formazione. 

Già nel suo primo scritto politico, La donna e i suoi rapporti sociali del ’64, Mozzoni si rivolse alle cittadine del nuovo stato riconoscendo in Ausonio Franchi, Salvatore Morelli e Giuseppe Mazzini i suoi punti di riferimento teorici e politici: il testo, che rappresenta la sua prima esposizione del problema femminile, ebbe infatti una prima circolazione sostenuta da “Il Dovere” di Genova, che lo spedì ai suoi abbonati insieme ad uno scritto di Osvaldo Gnocchi Viani.

Divenuta collaboratrice de “La voce delle donne” di Giovannina Garcea Bertola, nel ’65 Mozzoni affrontava con La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano i nodi della legislazione che si stava per introdurre nel Regno d’Italia: l’opuscolo fu inviato dall’autrice a 100 senatori e 200 deputati in modo da «illuminare l’opinione» dei parlamentari su quanto andavano discutendo. Mozzoni criticava il dispositivo in discussione, complessivamente basato sul «monarcato familiare» e in contrasto con i più importanti principi della stessa costituzione in vigore. Nello stesso 1865 Mozzoni tenne quella che ad oggi risulta la prima conferenza femminile in Italia, sul tema, appunto, dei diritti delle donne, mentre nel ‘66 pubblicò Un passo avanti nella cultura femminile, in cui proponeva un tipo d’istruzione capace di «sollevare la ragione e la coscienza della donna alla cognizione dei suoi doveri e dei suoi diritti». 

Entrata nel frattempo in contatto col comitato per la emancipazione femminile di Giulia Caracciolo Cigala, fu subito tra le collaboratrici di punta del periodico di Gualberta A. Beccari, ma anche del mazziniano “La Roma del Popolo” e de “La Riforma del secolo XIX”, organo dei Liberi pensatori cristiani.

Nel ’70 uscì la sua traduzione del classico di J. S. Mill The subjection of women. Avviata la collaborazione con Josephine Butler nella battaglia contro la prostituzione di Stato, nel ‘77, scrisse Del voto politico delle donne a supporto della prima petizione nazionale per il suffragio femminile e per l’abolizione dell’autorizzazione maritale. La sua attività ebbe un riconoscimento pubblico nel ’78, quando partecipò anche come inviata del Ministro della Pubblica Istruzione De Sanctis al primo congresso internazionale per i diritti delle donne a Parigi. Nel ’79 aderì alla Lega per la democrazia e l’anno dopo con Gualberta Beccari partecipò al Secondo congresso nazionale delle società di mutuo soccorso, che si articolò anche in una conferenza per il suffragio universale nella quale fu accolta la proposta di suffragio femminile. Le contraddizioni della democrazia repubblicana, tuttavia, la spinsero su posizioni via via più radicali. In seguito alle resistenze verso il suffragio femminile registrate anche al Comizio dei comizi del 1881, Mozzoni cominciò a gravitare progressivamente nell’area dell’operaismo: fondata la Lega promotrice degli interessi femminili, fece nascere al suo interno un’Unione delle lavoranti. Così la Lega parteciperà nel 1886 a Milano al primo raggruppamento di tutte le società che costituivano il Partito Operaio sorto nell’82; nell’88 vi fu poi l’adesione piena al POI. 

Esito di questo maturare d’interessi per la questione sociale, nel 1886 partecipò anche al congresso contadino di Mantova. Dopo l’adesione alla Lega socialista milanese, entrò a far parte –unica donna- della commissione incaricata di elaborare il programma del futuro partito, anche se poi deciderà per la non adesione al Partito socialista dei lavoratori, precisando i motivi della mancata partecipazione nella conferenza I Socialisti e l’emancipazione femminile. Il dissidio divenne un vero conflitto di idee a fronte del sostegno dato da socialisti e socialiste alla legge per la tutela del lavoro femminile, approvata nel 1902. Coautrice nel 1906 della Petizione per il voto politico e amministrativo delle donne, partecipò alle attività dell’Associazione nazionale per la donna, ma non al primo congresso nazionale femminile del 1908.

Interventista dichiarata allo scoppio della guerra, farà una delle sue ultime apparizioni in pubblico per ascoltare il dibattito parlamentare sulla proposta dell’on. Luigi Gasparotto per il suffragio femminile nel 1919, qualche mese prima della morte. 

L. G.

Prima parte
Seconda parte
Terza parte

Liviana Gazzetta*

È dottora di ricerca in Storia sociale europea (presso l’Università degli Studi di Venezia). Insegnante nella scuola secondaria superiore, è socia della Società Italiana delle Storiche e del Coordinamento Teologhe Italiane. 

I suoi interessi di studio e la sua attività di ricerca si sono sviluppati nell’ambito della storia dei movimenti delle donne in età contemporanea; su questi temi ha pubblicato molti articoli e alcune monografie, l’ultima delle quali è Orizzonti nuovi. Storia del primo femminismo in Italia 1865-1925, Roma 2018.

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