L’ecofemminismo è il futuro. Intervista a Yayo Herrero

 

 

 

 

 

Intervista di Ivana Graglia della Casa delle donne Anna Andriulo di Gallarate alla sociologa femminista Yayo Herrero, realizzata a gennaio 2018 a Madrid.

Qui sotto l’audio

qui la traduzione dallo spagnolo

Intervista di Ivana Graglia a Yayo Herrero

(traduzione dallo spagnolo a cura di Elena Sarugia)

Ho sentito, in questa conferenza, che hai parlato spesso di capitalismo. Qual è il rapporto, secondo te, tra l’attacco che c’è alla natura, ai diritti di chi lavora nel settore dell’agricoltura è l’attacco forte che c’è nei confronti delle donne?

Yayo Herrero : Il capitalismo è un modello di produzione, distribuzione e consumo che è emerso e che nasce inevitabilmente all’interno di un modello patriarcale che considera la persona sganciata  dalla natura e dal suo corpo. In realtà, all’interno del capitalismo, la natura è considerata  un ambito  dove quotidianamente si rende  possibile rigenerare la vita producendo beni e servizi. All’interno di questo modello capitalistico gli attori economici si sono appropriati di un monopolio al fine di produrli, ma è una produzione non orientata  verso la soddisfazione di reali bisogni ma piuttosto verso la crescita di benefici di tipo personale. Al capitalismo importa poco che i bisogni reali vengano soddisfatti dalla produzione quando vi è in essere una crescita economica. Bisogna aggiungere però che,  per fare in modo che esista questa vita, è necessario che le persone si prendano cura quotidianamente dei loro corpi e che si rigenerino e ciò avviene in spazi dove l’economia si infila come negli ambiti familiari che sono necessari per il sostentamento stesso dell’economia. All’interno delle famiglie si produce una materia prima essenziale per il processo economico che si chiama manodopera, vale a dire il tempo di lavoro delle persone. Le persone si immettono nel mercato del lavoro, però questa produzione è generata anche all’interno delle famiglie attraverso un lavoro che non è né pagato né preso in considerazione dal capitalismo perché il capitalismo per sua natura non potrebbe riprodurre per sua logica questo tipo di manodopera. Ci troviamo di fronte ad una specie di “iceberg” dove la parte superiore, quella che galleggia sulla superficie dell’acqua, quella che si vede insomma. è il salario, ciò che si compra e si vende, la produzione di beni e servizi, la crescita economica e al di sotto di tale iceberg, in forma nascosta, c’è l’estrazione  di materiali dalla crosta terrestre, l’utilizzazione dei cicli rigenerativi della natura oltre ad  un“sequestro” di una quantità immane di ore di lavoro svolte per la maggioranza dalle donne nell’ambito dei focolari domestici, vale a dire: non potrebbe esserci produzione, in termini di generazione di eccedenza economico-capitalistica, se come previa condizione non ci fosse produzione  di vita e questa produzione di vita è generata dalle donne e a sua volta dalla natura”.

Quindi tu ritieni che il capitalismo si nutra comunque di patriarcato e machismo?

Yayo Herrero: Certamente, alla fine, quello che fa il capitalismo in questa cultura patriarcale è di approfittarsene e di sfruttare il lavoro femminile e il corso della natura, in misura diversa e a seconda di quanto si aggravi una crisi e la sua produzione economico-capitalista. Quello che succede è che ciò che dovrebbe essere sostenuto da un sistema pubblico nei confronti di chi dovrebbe invece ricevere sostegno, viene eliminato e messo invece sulle spalle delle donne. In questo ambito di tensioni si acuiscono molto le violenze maschili perché dopotutto anche gli uomini sviliti nel loro valore, sfruttati anch’essi e impoveriti dal sistema, continuano ad avere la percezione che l’unico spazio dove conservano un potere è quello sul corpo delle proprie donne, è come se in questa logica patriarcale gli uomini si percepissero schiacciati da questa subordinazione economica che non si confronta con il patriarca, facendoli sentire forti attraverso l’esercizio del potere sulle donne o nei confronti di coloro che versano in condizioni peggiori. È un sistema di violenza che si autoalimenta”

Pensi che l’eco-femminismo sia un’evoluzione del femminismo e quindi un suo passaggio indispensabile?

Yayo Herrero: Si, io credo che l’eco-femminismo o, per dirla in breve, il  femminismo stesso abbia obbligatoriamente bisogno di incorporare la variabile dell’ ecologismo, come del resto credo che qualsiasi movimento di emancipazione dovrebbe farlo proprio, qualsiasi movimento che aspiri alla giustizia e all’uguaglianza, qualsiasi sia la sua denominazione, dovrebbe prendere in considerazione  la variabile ecologista perché se non ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad una natura degradata che si sta distruggendo velocemente, succede che quando il capitalismo smetterà di potersi riprodurre e generare beni e servizi che possano soddisfare i bisogni della maggioranza, quello che farà sarà di sfruttare in misura maggiore il lavoro delle donne, estrometterle e costringerle a svolgere parte del lavoro in maniera gratuita. Ciò significa che tener fuori la dimensione ecologista equivale a dire che il femminismo venga privato degli strumenti necessari per comprendere la realtà e agire nei confronti di essa. La stessa cosa sta avvenendo per quella politica di sinistra che vuole parlare della lotta per la giustizia non essendo però cosciente degli elementi oggettivi che stanno dietro a un diverso modello economico che si vuole cambiare rispetto a quello vigente”.

Pensi che uomini e donne che lottano per una società migliore, contro il capitalismo, debbano assolutamente tener conto dell’ ecologismo lavorando insieme?

Yayo Herrero: Ritengo sia fondamentale. Prima di approdare all’ecologismo ho fatto parte di diverse organizzazioni e movimenti di sinistra e per molto tempo anche del movimento sindacale. In questi ambienti credo  ci siano molti movimenti sociali e misti dove gli uomini la fanno ancora da padroni e sono pertanto  incapaci di fare un’analisi oggettiva completa. Cioè, se tu non prendi in considerazione l’ecologia e l’aspetto della riproduzione quotidiana della vita, non è possibile fare un’analisi oggettiva completa. Sono convinta che se Marx fosse ancora in vita con la sua capacità conoscitiva farebbe un’analisi che terrebbe conto completamente dell’ecologismo e della questione femminista come elemento centrale della lotta perché tenerne conto è una questione cruciale. Quello che accade è  che i movimenti di lotta, quelli che per definizione chiamiamo di sinistra, in molti casi incorporano il femminismo e l’ecologismo come se fossero parte di un bagaglio culturale di sinistra solo perché ci si definisce tali e invece non è così, poiché all’interno della sinistra stessa, femminismo ed ecologismo non sono ancora entrati con la giusta forza che meriterebbero. A me poi sembra che per capire l’emergenza dell’ondata fascista che si sta delineando in Europa sia fondamentale comprendere che la crescita economica sia ancora basata sull’estrazione di materie prime in territori che non sono nostri e sulla distruzione della vita di altre persone. Mi sembra essenziale”.

E il rapporto con gli uomini, con l’altra parte del pianeta, come lo intendi?

Yayo Herrero : Lo intendo in termini di ricerca di alleanze, in termini di completamento. Intendo dire che per me il femminismo è un movimento che nasce dalla subordinazione delle donne che però deve essere un movimento che  abbia la capacità di generare un modello di vita e di relazioni diverse per tutte le persone. Credo che gli uomini starebbero meglio in una società più femminista e più attenta all’ecologia per cui il rapporto uomo-donna lo considero in termini di alleanza. Sono convinta che gli uomini ci guadagnerebbero molto. Io stessa, per esempio, sono una militante, il mio attivismo si sviluppa in ambiti misti dove ci sono sia uomini che donne e per me è importante lavorare con uno sguardo nuovo sulla relazione con gli uomini. Gli uomini non sono miei nemici, esistono uomini che sono addirittura nemici per gli uomini stessi, persone che pur di far soldi sono capaci di fare qualsiasi cosa. Ciò a cui aspiro è di costruire con gli uomini delle relazioni alla pari, fraterne, attraverso le quali gli uomini si facciano carico loro stessi dei compiti che hanno per oggetto la cura  del corpo e della vita e coi quali poter sviluppare progetti di vita che valgano la pena di essere vissuti sia come uomini che come donne.

Come sta andando adesso il movimento e in quale prospettiva si muove?

Yayo Herrero : Credo che in Spagna non sia diffusissimo il numero di persone che si definisce eco-femminista, però penso che, negli ultimi anni, all’interno di gran parte del movimento femminista, tutta la dimensione ecologica sia entrata molto bene. Per esempio, per lo sciopero femminista dell’8 Marzo, si sono messi in campo diversi argomenti nei quali sono  presenti in maniera trasversale i punti riguardanti la lotta dell’eco-femminismo, ossia : come il femminismo appoggi la questione delle persone migranti e le loro condizioni di vita, come il femminismo sia cosciente di vivere in un pianeta che si sta deteriorando a passi da gigante, come sia necessario frenare questa distruzione, come il femminismo stia  lottando per un salario dignitoso e come al contempo però pretenda anche che i doveri nella vita quotidiana siano assunti da entrambi le parti; uomini e donne da un lato e istituzioni dall’altro. Credo che stiamo vivendo un momento nel quale esiste una preoccupazione ecologista e femminista per la giustizia che è molto incoraggiante e che possa costruire dialoghi molto interessanti. Arriviamo da un vasto ciclo di mobilitazione, grazie anche alle elezioni comunali, c’è stato un processo verso il cambiamento e credo quindi che siamo in una fase dove si possa ipotizzare la costruzione di legami alternativi che, in un modo o nell’altro, riportino al centro tutte queste questioni e mi accorgo che più passa il tempo e maggiore diventa il numero di persone interessate all’eco-femminismo e a comprendere queste relazioni.

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*Intervista rilasciata a Madrid nel gennaio 2018 presso l’Espacio Agroecologico Feminista, Fundacion Entredos. http://fundacionentredos.org/portfolio/mercado-agroecologico-feminista/

 Yayo Herrero López (Madrid, 1965) è un’antropologa, ingegnera, docente ed attivista ecofemminista spagnola, una delle ricercatrici più influenti nel campo ecofemminista ed ecosocialista a livello europeo [da Wikipedia]. https://twitter.com/yayo_herrero

 

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