Tutto su mia madre:seminario Altradimora

Intervento VIDEO  introduttivo di Monica Lanfranco

Intervento VIDEO di Rosangela Pesenti

Intervento VIDEO di Daniela Vassallo

Intervento VIDEO di Silvia Casassa

Intervento VIDEO di Federica Tourn

Intervento  VIDEO di Vicky Franzinetti

Intervento scritto di Vicky Franzinettivickyaltradimorasett2011

Intervento Video di Erminia Emprin

al sito www.mareaonline.it alcuni articoli del nuovo numero cartaceo dedicato al tema.

Quando parlare di madri, figlie e figli è fare politica

di Monica Lanfranco  www.monicalanfranco.it

Non erano scontate molte cose: non la partecipazione, dato che l’argomento era chiaramente posto in modo complesso e articolato; non lo svolgimento armonioso, perché il bisogno di raccontarsi è grande e
in agguato c’è la tracimazione dell’autocoscienza in invasione acritica nello spazio collettivo; non  la presa di parola delle più giovani.
E invece ad Altradimora, dal 2 al 4 settembre, il terzo seminario di Officina dei saperi femministi (il programma su www.altradimora.it) che da tre anni la rivista Marea organizza a Caranzano è stato
partecipatissimo, intenso e fecondo.
Nonostante la vulgata attribuisca al tema del materno una sorta di
passpartout che unisce le donne in un comune sentire nella realtà non
c’è argomento, scelta e pratica che maggiormente le donne abbia da
sempre diviso.
Fino all’avvento del femminismo destino assoluto, assieme al
matrimonio e alla sessualità eterodiretta, il materno è diventato,
nell’elaborazione del suo simbolico ripensato dalle femministe, un
terreno di mai sopiti conflitti.
Rifiutare il modello materno per molte ha significato rinunciare alla
maternità, senza riuscire a districare l’esempio imprigionante offerto
della madre biologica dalla propria scelta.
In molte ci siamo chieste se oggi sia possibile scegliere davvero,
come donne: scegliere non solo di essere o non essere madri, ma anche
scegliere semplicemente la propria strada senza soccombere agli
stereotipi sessisti, in assenza di sostegno economico, sociale e
politico, in un paese come l’Italia dove con sempre maggior evidenza
si palesa la difficoltà a dirsi collettività solidale e responsabile.
Ma a fianco delle limitazioni esterne c’è anche il fantasma
dell’autolimitazione, una sorta di profezia che si autoavvera nel
momento in cui siamo proprio noi che, dimentiche di quando affermavamo
di volere tutto per tutte e tutti, accettiamo l’idea interiore che il
materno sia alternativo ad altro: alla libertà, alla realizzazione,
alla passione, alla bellezza.
Come possiamo pretendere che anche gli uomini si facciano carico del
loro paterno sociale se noi per prime viviamo l’essere madri come una
perdita di pezzi di noi stesse, e come possiamo offrire alle giovani
donne e ai giovani uomini una immagine così asfittica di una eventuale
scelta riproduttiva?
Che fine ha fatto l’utopia, che in qualche parte del mondo è diventata
reale anche se perfettibile, di maternità e paternità sociale, dove
essere genitori e genitrici non è solo generare dal corpo ma è
prendersi cura del mondo, e perché non stiamo rilanciandola, ora che
anche le donne e gli uomini omosessuali costruiscono visibilità e
consenso sulle scelte di relazione e di riproduzione formando famiglie
arcobaleno?
La necessaria limitazione dello stereotipo consumistico e funzionale
al mantenimento dell’ordine costituito (dio(patria/famiglia) che
ingloba anche il materno non può significare consegnare parole,
sentimenti emozioni e scelte razionali alla sola negazione del materno
e della maternità, simbolica o concreta che essa sia, come una delle
possibilità che le donne possono avere di praticare.
Se è vero che esiste una politica del materno è anche vero che può e
deve essere presa in considerazione come ricchezza e risorsa anche la
potenzialità  del materno nella politica.
A breve alcuni audio e video dell’incontro saranno disponibili sul
www.radiodelledonne.org e sarà anche possibile prenotare il nuovo
numero del cartaceo di Marea, con qualche anticipazione già al sito
www.mareaonline.it

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