Corpo a Corpo:Monica Lanfranco

By Date: 2010/09/10 in altradimora, generazioni, seminario corpo a corpo

La direttora della rivista Marea,Monica Lanfranco introduce le parole chiave del seminario Corpo a corpo. Libertà, divieti, responsabilità mercato. Dialoghi e conflitti tra generazioni di donne, che si è svolto dal 3 al 5 settembre 2010 ad AltraDimora.Alcuni testi sono disponibili anche sul numero 3/2010  di Marea dedicato al tema Generazioni

Corpo a Corpo: libertà, divieti, responsabilità, mercato – dialoghi e conflitti tra generazioni di donne
di Monica Lanfranco*

Le tracce ci sono ancora tutte, anche a una settimana di distanza dal 3 settembre, quando abbiamo aperto Altradimora.

Certo, ora la casa e la dependance sono ripulite e hanno ripreso l’aspetto abituale, ma la presenza di 50 donne (e tre uomini!) che sono state assieme per tre giorni non è cosa semplice da rimuovere.

Per esempio credo che i foglietti colorati appesi alle porte delle stanze con i nomi di chi ci ha dormito resteranno lì per un pò, e poi andranno in un cassetto speciale assieme a quelli dello scorso anno, quando ad Altradimora ci fu il primo incontro di Officina dei saperi femministi, dal titolo Il corpo indocile.

Dai ballatoi dei tre piani della casa principale occhieggiano ancora lenzuola, federe e asciugamani di ogni tinta, dopo il bucato al lavaggio a gettoni di Acqui Terme: adesso tutto è mescolato finalmente in una liberatoria babele di colori dopo essere stato severamente abbinato per nuances cromatiche su ogni letto da Valentina Genta, 26 anni da Biella, che oltre a suonare la fisarmonica fino a notte ha anche fatto il suo debutto in una assise femminista tributando un elogio alla nonna materna, e l’ha fatto in piedi perché l’agitazione non le permetteva di stare seduta.

La finestra della cucina, intitolata a Simone De Beauvoir (che appunto la cucina detestava) è finalmente cristallina dopo l’intervento mattiniero di Laura Guidetti, che ha aperto i lavori a nome di Marea, ormai quindicenne rivista trimestrale organizzatrice del seminario.

Erminia Emprin Gilardini ha dimenticato in un angolo del grande salone dove abbiamo lavorato su cuscini e poltrone vintage i suoi occhiali e un quaderno di appunti, e si sa che lasciare cose importanti in un luogo è sinonimo di volerci tornare: così, dopo essere stata madrina dell’incontro del 2009, e aver preso attiva parte in questo secondo, abbiamo la certezza che ci sarà anche al terzo nel 2011.

Lidia Menapace, anomalia assoluta nel panorama politico di questo paese, ha dimenticato nel bagno della stanza al primo piano il beauty case azzurro, dopo aver viaggiato alla volta dell’incontro per 9 ore e mezzo su un treno notturno partito da Napoli alle 21 e giunto ad Alessandria alle 7 del mattino dopo, impresa che a molte di noi risulterebbe quasi letale e che lei, alla tenera età di 86 primavere ha affrontato, come di consueto, con una grazia regale e deliziosa, come se fosse normale offrirsi senza riserve con la generosità straordinaria alla quale ci ha abituate da decenni.

Qualche penna sparsa, durante la pulizia, è emersa da sotto i tappeti, e verrà riposta nella già copiosa dotazione della casa per i futuri incontri.

Chissà che penserebbe mio padre, un silenzioso e serioso signore ligure – piemontese dai forti tratti conservatori, morto due anni fa prima di vedere questo luogo, grazie alla cui eredità Altradimora può esistere, all’idea di così tante donne tutte assieme in una casa che ho potuto comprare con denaro che di certo lui avrebbe investito assai diversamente.

Questa ex abitazione di un artista intagliatore di legno svizzero – tedesco con annesso laboratorio, circondato da due grandi prati recintati da salici, noccioli, sambuchi e tigli, sito accanto ad una chiesa in una sparuta frazione di Cassine, a 8 km da Acqui Terme è di certo stata acquistata con denaro privato da una donna singola.

Ma sin da subito è diventata un progetto e una risorsa collettiva: contribuendo con piccoli apporti per le spese vive e il cibo in due anni si sono già riuniti qui un gruppo di pastore e pastori valdesi, una comitiva mista che fa riferimento a Maschileplurale , un drappello italo-tedesco-francese di femministe di Ife, e, appunto, abbiamo organizzato i primi due seminari di Officina dei saperi femministi di Marea: un bel risultato per essere un gruppo piccolo di donne. Piccolo, ma tenace e capace di intrecciare e mantenere relazioni feconde con donne che provengono da luoghi collettivi differenti, o che lavorano in solitudine e accettano di condividere progetti, riflessioni ed elaborazioni.

Come si dice in questi casi non è possibile riferire in modo esaustivo tutta la ricchezza e la profondità delle sollecitazioni fornite dalle facilitatrici, Laura Cima, Ferdinanda Vigliani, Laura Varlese, Valentina Genta, Lidia Menapace, Rosangela Pesenti, Dounia Ettaib, Barbara Romagnoli, Erminia Emprin Gilardini, Laura Varlese, Tiziana Dal Prà e chi scrive, né rendere conto del serrato dibattito al quale hanno preso parte tutte le partecipanti, alcune di loro alla prima esperienza in un seminario femminista.

Per fortuna c’è il nuovo numero della rivista Marea, uscito da poco con buona parte delle relazioni introduttive, e ci sono le nuove tecnologie ad aiutarci a mantenere la memoria dei nostri eventi, e quindi a breve, grazie al lavoro appassionato di Francesca Sutti (che ha tenuto un’ora di yoga alla fine del secondo giorno) e di Roberta Dho su radiodelledonne.org saranno disponibili gli interventi e brani di dibattito, così chi non ha potuto partecipare potrà leggere e ascoltare quanto ci siamo dette. Qualche parola chiave che è circolata durante i nostri lavori però la posso anticipare, pur dimenticandone di certo alcune; parole pesanti e piene, che ancora forse aleggiano negli spazi comuni, assieme alle tante risate, ai densi silenzi, e a qualche lacrima.

Accanto a quelle scelte per il titolo, che erano appunto corpo, libertà, divieti, responsabilità, mercato, dialogo, conflitti e generazioni, alcune hanno voluto introdurre anche sessualità, prostituzione, denaro, empatia, giustizia sociale, gratitudine, insegnare, educazione, maestra, madre, rischio, compagna, orgasmo.

E quel che forse è ancora più significativo, per me, di ciò che resta di questo incontro, in un momento di così oscura assenza di pensiero critico e di prospettive collettive di cambiamento, è che la chiamata della rivista ad un seminario sulle difficili, ma indispensabili relazioni tra generazioni di donne per continuare il cammino femminista, nel privato come nel politico, è stata raccolta non solo da una percentuale di giovani tra i 20 e i 30 anni decisamente alta, ma che moltissime delle partecipanti non sono attiviste abituali, (bel due spronate a partecipare da Rosangela Pesenti dal profondo nord leghista) e che tante tra di loro hanno, per la prima volta, incrociato delle femministe in un luogo dedicato all’elaborazione di genere.

Ancora più straordinario, per finire, è che proprio da questo luogo, così scevro da ipoteche e dipendenze dalla politica tradizionale e istituzionale parta il percorso che, nelle prossime settimane, ci vedrà lavorare assieme a chi vorrà unirsi a noi per ridare vita, a giugno 2011, ad una nuova forte assise femminista; a 10 anni da Punto G – genere e globalizzazione, che fu l’apertura femminista delle iniziative politiche e culturali contro il G8 di Genova che vide, dal 15 al 17 giugno 2001, più di 1000 donne riunite a Palazzo S.Giorgio in rappresentanza di oltre 300 gruppi riuniti nella rete della Marcia mondiale per discutere di globalizzazione, in modo inedito e profetico. E’ stato, allora, il primo incontro dopo decenni tra donne di diverse età, provenienze, fedi e appartenenze politiche e culturali, realizzato grazie al grande impegno della piccola Marea. Si va avanti, anche riprendendo quel filo lasciato appeso 10 anni fa. Non perdiamoci di vista.

 

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