Allarme tratta ai Mondiali di calcio: il Coordinamento Nazionale donne dell’Uisp denuncia

La denuncia c’era già stata: nel 2006, in occasione dei Mondiali di calcio in Germania La Parliamentary Assembly of the Council of Europe, il Nordic Council e Amnesty International avevano già espresso il loro disappunto sull’incremento del traffico di prostitute durante il mondiale. PACE e Amnesty denunciarono che 30000 donne e ragazze erano  state costrette a prostituirsi, anche in strutture  adibite ad hoc nelle vicinanze dello stadio. Ora che a giugno l’evento sportivo si ripeterà in Sudafrica l’allarme sta ripartendo.

L’intervista è  alla responsabile nazionale del Coordinamento Donne Uisp (Unione Italiana Sport per tutti), Paola Lanzon, che illustra la campagna di  responsabilizzazione per i tifosi aderenti all’associazione.

Nella regione meridionale del paese stanno per essere completate due importanti strutture per il Mondiale di calcio: il nuovo centro di medicina d’emergenza all’ospedale Livingstone di Port Elizabeth e lo stadio di calcio di Gelvandale. Entro aprile sarà ultimato il primo, costato 24 milioni di euro; lo stadio, per la cui costruzione sono stati stanziati 6 milioni di euro, verrà finito entro marzo. Ma c’è anche un altro tema al centro del dibattito nazionale: la legalizzazione o meno della prostituzione.

Il commissario di polizia sudafricano Jackie Selebi è stato il primo a proporre l’idea, sostenendo che se la prostituzione viene legalizzata, la polizia è più libera di occuparsi dei problemi di sicurezza più pressanti.

Non tutti sono d’accordo sull’idea di Lekgetho: alcuni la considerano uno scherzo, altri un’offesa. La legalizzazione della prostituzione  permetterebbe la regolamentazione del settore, la riscossione di maggiori tasse e quindi più soldi per il paese. Poi c’è anche la questione Hiv: con la prostituzione legale si farebbero più controlli sia alle prostitute che agli uomini, si dice. Quello che non si dice è che sembra che dai villaggi comincino a sparire bambine e ragazze minorenni, reclutate per il mercato clandestino.

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