Parole per giovani donne: Irshad Manji

In questa rubrica una delle fondatrici di Radio delle donne, Monica Lanfranco, legge brani tratti da testi di donne di tutti i tempi.

Il percorso comprende i seguenti testi, che trovate uno alla volta nella sezione VOCI: Quando abbiamo smesso di pensare? Di Irshad Manji; Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti; I monologhi della vagina di Eve Ensler; Storia naturale dei sensi di Diane Ackerman; L’eunuco femmina di Germaine Greer.

Il titolo della rubrica prende il nome dal primo libro di Monica, scritto nel 1989 con la postfazione di Lidia Menapace, che aveva come sottottitolo: diciotto femministe parlano alle ragazze d’oggi.

Monica intervistò 18 donne, a vario titolo impegnate nei movimenti delle donne, chiedendo loro che rapporto avevano con le giovane donne: Adriana Cavarero, Anna Del Bo Boffino, Chiara Saraceno, Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Gianna Schelotto, Giovanna Zincone, Grazia Francescato, Ida Magli, Jole Baldaro Verde, Lella Ravasi Belocchio, Lidia Ravera, Livia Turco, Lucia Poli, Maria Rosa Cutrufelli, Mariella Gramaglia, Silvia Vegetti Finzi, Tina Lagostena Bassi.

Con quali parole raccontare che cosa è stato il femminismo ad una ragazza di vent’anni? E che dirle di sufficentemente immediato,in tempi di comunicazione sincopata e rapidissima come lo sono i nostri, per catturare la sua attenzione e indurla ad ascoltare?

Ci provano in questo libro Adriana Cavarero, Anna Del Bo Boffino, Chiara Saraceno, Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Gianna Schelotto, Giovanna Zincone, Grazia Francescato, Ida Magli, Jole Baldaro Verde, Lella Ravasi Belocchio, Lidia Ravera, Livia Turco, Lucia Poli, Maria Rosa Cutrufelli, Mariella Gramaglia, Silvia Vegetti Finzi, Tina Lagostena Bassi, sollecitate dalle domande di Monica Lanfranco.

Volutamente costruito a interviste, per restituire l’immediatezza del dialogo, Parole per giovani donne nasce dal desiderio di mettere per iscritto non solo le opinioni, i punti di vista, le riflessioni sul rapporto che chi ha risposto instaura con le giovani, e più in generale, quale relazione prefigura tra la generazione di donne del femminismo e le ragazze di oggi.

A ciascuna delle intervistate è stato chiesto di donare qualcosa di sè all’ipotetica lettrice: un  testimone da passare in corsa, un consiglio, un indizio, una traccia, un segreto rivelato, un viatico  materiale o spirituale come dono simbolico per dirle: “Ecco, questo a me è servito per diventare una donna. Se vuoi può essere utile anche a te”.

ADRIANA CAVARERO : “Quello che cerco di comunicare è che ciò che le giovani pensano sia l’uguaglianza lo è solo in apparenza, perchè nei fatti si richiede alle donne di uniformarsi agli uomini, e se due soggetti sono diversi, ma uno si deve assimilare all’altro e non viceversa, allora significa che non sono uguali affatto. Il mio compito è quello di fare riflettere, partendo dai testi antichi, sulla trappola tesa alle donne con questa presunta uguaglianza che nella realtà impone un linguaggio, una politica, un mondo del lavoro declinati al maschile,pretendendo di rappresentarle”.

ELENA GIANINI BELOTTI: “Mi aspetto grandi cose,cose sorprendenti dalla creatività femminile finalmente lasciata libera di esprimersi. Il punti di vista femminile su se stesse e sul mondo ci arricchirà tutti. Quello che sento di poter dire alle giovani donne è di essere se stesse, di coltivare l’amore e la stima di sè che sono mancati in modo drammatico nelle generazioni precedenti, la libertà mentale e i propri talenti e desideri, la propria ambizione e anche un bel pizzico di egoismo. Di non vivere, insomma, in funzione di altri, chiunque siano, ma per sè”.

GIANNA SCHELOTTO: “Una cosa per me importante da trasmettere alla generazione delle giovani donne? Quella che spero di avere comunicato a mia figlia: l’autodeterminazione, cioè il non lasciarsi incantare, sedurre, affascinare da cose della quali non si è sicure fino in fondo. Urgono passione, slancio ed entusiasmo nella vita di una giovane, ma sempre condite con un pizzico di razionalità critica, che la portino a continuare a domandarsi:”chi sono io”?

LUCIA POLI “Sono convinta che il femminismo sia l’unica vera rivoluzione avvenuta in questo secolo.Anche nelle cose banali ha cambiato la nostra condizione di vita:tra donne si riesce a parlare  meglio,c’è un inconscio collettivo che si è fatto strada ed è diventato corpo.Io riesco a ‘sentire’,anche se non ha ancora aperto bocca,se una donna ha vissuto un’esperienza femminile profonda oppure no”.

MARIA ROSA CUTRUFELLI “Mi piacerebbe testimoniare ad una ‘sorellina’ che l’essere donna è un valore che va giocato dovunque,sul lavoro come nelle scelte esistenziali,nella politica come nella creatività.L’altro valore del quale mi piace parlare è l’autonomia,ovvero la possibilità di esprimere il proprio punto di vista sul mondo dovunque,dalla famiglia ai rapporti collettivi.L’autonomia è un bene da conquistare ancora per molte donne,specialmente le giovani.Mi piacerebbe che a fare questo cammino non fossero sole,ma si avvalessero dell’apporto di altre”.

MARIELLA GRAMAGLIA “Il punto è trovare ‘le parole per dirlo’, il linguaggio giusto per comunicare con le più giovani.Bisogna dire loro che questo polmone c’è,e la sua aria è a disposizione.Il mondo rischia di farsi sempre più piccolo,i linguaggi tendono a specializzarsi,a diventare chiusi e criptici.Anche noi abbiamo spesso usato,e usiamo,un gergo un pò iniziatico,che allontana e restringe la possibilità di comunicare.E che non permette alle esperienze individuali e collettive di essere raccontate e di non andare perdute”.

SILVIA VEGETTI FINZI “Vorrei dire alle giovani donne che sono spaventate dalle femministe radicali,che vedono talvolta così arrabbiate e disperate senza che ne capiscano i motivi e il linguaggio:abbiate tolleranza e disponibilità nella vita privata con l’altro sesso,ma non perdete i contatti con le vostre simili.Solo insieme alle altre potete costruire la vostra identità di donne”.

TINA LAGOSTENA BASSI “Le donne mi hanno anche aiutato a capire una cosa molto importante per un avvocato:che la legge non è sufficente.Può contribuire a modificare una atteggiamento culturale,ma è necessario che fuori dalle aule dei tribunali,nella società,nella mentalità di uomini e donne si modifichino comportamenti e pensiero”.

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