Donne da presidio – voci dal presidio delle donne No Dal Molin

By Date: 2009/08/04 in cittadine

Appunti dal Presidio

di Irene Rigon

Se una notte d’inverno un viaggiatore si trovasse nel centro della bella Vicenza, e cercasse un posto asciutto dove potersi ristorare, potrebbe notare in lontananza un imponente struttura bianca. Domandandosi cosa fosse gli si risponderebbe che là è il Presidio. Seconda casa di chi lotta contro la costruzione di un’ulteriore base militare americana nel cuore della sua città. Eretto nel campo ai margini della zona che dovrebbe essere inglobata per ampliare il piccolo aeroporto Dal Molin. Dal 16 gennaio 2007 il tendone non è mai stato lasciato solo. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che ci fosse sempre qualcuno a sorvegliare, sia di giorno che di notte, come simbolo di difesa permanente del proprio territorio. All’interno del presidio convivono numerosi gruppi, non accomunati da una stessa linea politica, ma uniti dall’obiettivo di voler costruire un modello di città, di società, del mondo estranei alla pratica della militarizzazione. Al presidio si ritrovano, discutono, progettano, sognano, dormono, mangiano ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne.
Le donne sono un gruppo eterogeneo per età, professione, stile di vita.  Il gruppo donne del presidio no dal Molin è formato da oltre trenta persone che ha steso un manifesto per rappresentare il proprio modo di esser –e, esser -ci nel presidio come nella realtà. Donne che si sentono mobilitate dall’interno per affermare un diritto esterno, quello di vivere in un territorio che rispetti la dignità umana e che non sia calpestato dalla ferocia militare. Sono donne innamorate di ciò che fanno, decise ad andare fino in fondo, ma soprattutto ad andare oltre. A non restare ancorate alle proprie esigenze ma ad avere uno sguardo più profondo, un orizzonte mentale più vasto, un linguaggio adeguato. E proprio alla necessità di un linguaggio specifico si è riferita Monica Lanfranco in un intervento fatto al presidio durante il quale suggeriva alle donne di scegliere con precisione le parole da usare per dare un significato fedele a quello che fanno e a quello si sentono di essere in quel movimento nuovo nelle istanze e nel pensiero. Le donne dicono no a una città recintata per dire si a una città colorata, pacifica, attiva, aperta alle differenze e al dialogo, libera. Come dice Nora: “Il gruppo donne è stato fondato con la missione di far rete con la città, dare informazioni e divulgare le nostre ragioni. Adesso vorrei uscire fuori e portare la gente qua dentro con iniziative culturali che mancano in città”. Il gruppo donne ha camminato in molte direzioni; è stato in Chiapas e in molte località italiane. Abbandonando la rigidità e i pregiudizi hanno guadagnato il gusto della collaborazione, della pazienza, dell’ironia. Loro insegnano l’importanza della mediazione, un atteggiamento che, usando le parole di Annarosa Buttarelli durante una conferenza tenuta allo stesso presidio, si potrebbe tradurre con un “passo a lato”, quello che serve per rendersi conto di quando è giusto togliersi per non farsi assorbire dall’eccesso di emergenza che offusca il pensiero e che è necessario per trovare un accordo.
“Il messaggio che vogliamo comunicare è che noi facciamo una lotta non violenta ma ferma. Abbiamo fatto dei corsi per prepararci alla resistenza passiva e durante le manifestazioni balliamo e cantiamo per trasmettere una modalità allegra di far contestazione”, dice Pinuccia, “ma siamo sempre molto rumorose”, aggiunge Antonella, “ci chiamano il popolo delle pignatte perché sin dalle prime dimostrazioni siamo scese in piazza battendo le pentole per farci sentire”.
Il tendone del presidio è stato allargato, ricostruito e reso un ambiente accogliente. Nella terra attorno sono state seminate piante aromatiche e fiori. “Mi rendo conto di trascurare casa mia, di trascorrere quello che una volta era il mio tempo libero al presidio, ma ci si diverte di più qui. Sotto il tendone si proiettano film che sostituiscono le mie serate al cinema, si fanno le pesche, i tornei di briscola, le cene a tema e tantissime altre attività” dice Nicoletta.
In questi quindici mesi sono state invitate e sono passate da qui molte persone provenienti da altre parti della città, da tutta Italia, dal mondo e ciascuna ha lasciato qualcosa di sè e della propria cultura. Una foto, un manifesto, un oggetto che testimonia quanta energia il presidio è riuscito a raccogliere e a convogliare verso  un medesimo fine.
E questo medesimo scopo ha unito le persone con un filo indistruttibile che ha tessuto relazioni preziose. Racconta Pinuccia: “Stai male se non vieni in presidio. Una parte di noi è qua anche quando non ci siamo, perché qui sono le altre. Ci potremmo definire una famiglia allargata anche perché al presidio si riproducono i meccanismi familiari. Di scontro, come quando arriviamo alla mattina e troviamo che chi ha fatto il turno di notte ha lasciato sporco e disordine…” “…ma anche di crescita” aggiunge Antonella, “come quando i ragazzi del gruppo dei disobbedienti che fino a qualche mese fa non ci salutavano nemmeno, adesso vengono a chiederci consigli e riconoscono di aver imparato a controllarsi e a non opporsi a tutto senza possibilità di mediazioni.”  Pinuccia prosegue: “Mi sento una privilegiata a vivere questa esperienza. Dal punto di vista umano è stata una cosa grandiosa, una crescita per noi”. E con un po’ di amarezza Maria aggiunge: “e d’altra parte purtroppo ci sono stati dei cambiamenti nei rapporti di amicizia con le persone che non hanno condiviso questa realtà perché non vivendo in questo posto non riescono a comprendere la nostra dedizione”.
Luisa Muraro è stata tra le prime a sostenere il movimento con la parola e, invitata a una riunione delle donne il lunedì sera, individua nell’agire del gruppo donne una politica trasversale, “la qualità dei rapporti è il segno della politica delle donne; i legami che si instaurano, il capirsi, il superare la negatività, la relazione donna con donna: un rapporto che non è solo collettivo ma anche io e tu. Se si vive in un ambiente favorevole si tira fuori il meglio delle persone e diventa una ricchezza per me”.
“Certo che anche tra noi ci sono incomprensioni e disaccordi, ma da quando il gruppo si è costituito nessuna se ne è andata, nonostante le divergenze. Anzi, il gruppo è in continua espansione” afferma soddisfatta Paola.
“È una sensazione fisica quella che mi lega al presidio. La terra è stata violata, sporcata dalla base. È come se si portassero via un pezzo di me stessa” dice Pinuccia. E aggiunge: “Questa lotta mi ha fatto capire come potrebbe essere diversa una città senza basi, prima non ci avevo mai pensato”.

P.S. Un ringraziamento di cuore a tutte le donne del presidio e in particolar modo ad Antonella Cunico, Pinuccia Felici, Nicoletta Dal  Martello, Paola Ziche, Paolo Manfredotti, Bepi Bertoncin, Maria e Nora

LINK CONSIGLIATI:

www.nodalmolin.it

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